Cosa ne pensano i sindacati del reddito di cittadinanza

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ROMA (Public Policy) – “Pur avendo aumentato i limiti di reddito rispetto al Rei per accedere al benefico, riguardo al reddito di cittadinanza vi è una preoccupazione che la misura, essendo legata alle disponibilità economiche stabilite nella legge di Bilancio, non abbia risorse sufficienti per garantire il sostegno ai soggetti che versano in povertà assoluta”. È quanto si legge in una memoria depositata in commissione Lavoro al Senato da Cgil, Cisl e Uil al termine dell’ambito dell’esame del decreto Reddito di cittadinanza e quota 100 (il cosiddetto decretone).

Il reddito di cittadinanza, sottolineano i sindacati, “è una misura che viene finanziata fino ad esaurimento delle risorse stanziate per l’anno di competenza (limite di tetto). Qualora le domande superino la disponibilità delle risorse stanziate per l’anno in corso scatta la ‘tagliola’ e viene ristabilita la compatibilità finanziaria attraverso la rimodulazione del sussidio – ovvero la sua riduzione – in modo tale da coprire tutti i beneficiari in regola con i requisiti”.

GUERRA TRA POVERI IN ANPAL

“Non convince la previsione che le assunzioni dei circa 6mila navigator da parte da Anpal Servizi siano realizzate con contratti di collaborazione. Questa è una condizione che rischia di alimentare ulteriormente e con numeri abnormi il bacino di precari presenti in Anpal Servizi, innescando una vera e propria ‘guerra tra poveri’, mettendo in concorrenza i nuovi precari con i vecchi precari già presenti in Anpal Servizi da diversi anni”.

I sindacati sottolineano che sono 654 i lavoratori, oggi operanti in Anpal Servizi, con contratto a tempo determinato o di collaborazione (il 60% del totale), e “non è accettabile correre il rischio di disperdere anche la loro professionalità acquisita in anni di attività. Sarebbe quindi saggio che il Governo, quando sostiene che i navigator saranno stabilizzati, prendesse, in primis, in seria considerazione la completa stabilizzazione di tutti i precari di Anpal Servizi”.

Per Cgil, Cisl e Uil, “occorre un chiarimento rispetto alle modalità con cui verranno assunte e poi stabilizzate queste nuove risorse, ma occorre anche capire in quali tempi esse saranno messe in condizione di operare per far funzionare il nuovo strumento, perché appare francamente irrealistico che in pochi mesi si possa determinare la capacità di risposta e di presa in carico che il decreto suppone. In aggiunta evidenziamo con preoccupazione che le norme previste in legge di Bilancio 2019 sulla revisione della governance di Anpal e di Anpal Servizi siano definite in assenza di confronto con le parti sociali e in una logica di non coordinamento con le Regioni titolari della definizione di tali politiche, escludendo , nel caso della governance di Anpal anche l’indispensabile confronto con il consiglio di vigilanza Anpal”.

“Riteniamo pertanto urgente – concludono i sindacati – l’avvio di una fase di confronto e di contrattazione sui nuovi modelli organizzativi di governance che la predisposizione di tale misura determinerà sul sistema delle politiche attive“.

INCOSTITUZIONALITÀ

Il requisito della residenza in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due consecutivi, per beneficiare del reddito di cittadinanza, “è per noi inaccettabile per il profilo di incostituzionalità, troppo vincolante nei confronti dei cittadini stranieri, iniquo verso l’intera platea di soggetti in condizione di bisogno, a partire dai senza dimora, ed escludente per i possibili“emigrati di ritorno”.

MISURA IBRIDA

La definizione del reddito di cittadinanza “ha una molteplicità eccessiva di obiettivi, in particolare nasce con il duplice scopo di contrastare la povertà e garantire il diritto al lavoro. Sebbene questi due obiettivi possano risultare complementari, gli strumenti per raggiungerli, guardiamo agli altri Paesi, non sono univoci, quindi riteniamo che una sola misura non sia in grado di ottenere efficacemente entrambi gli obiettivi”.

Il reddito di cittadinanza, sottolineano ancora i sindacati, ha generato “forti aspettative, legittimate dalla necessità di rispondere a una porzione sempre più ampia di popolazione che non può avere accesso a un reddito dignitoso e in quest’ottica riconosciamo l’importante stanziamento di risorse previsto per il finanziamento della misura”. Ma, “avendo un carattere ‘ibrido’ tra contrasto alla povertà e misure di politiche attive, coniuga in modo improprio la povertà come criterio di accesso e le politiche attive come interventi previsti”.

IN CASO DI FRODI PENE SPROPORZIONATE

La pena prevista nel caso di dichiarazioni mendaci che portino a un’illecita fruizione del reddito di cittadinanza, dai due ai sei anni di detenzione, “è largamente sproporzionata rispetto ad analoghi reati che possono determinare problemi di entità anche assai superiore per l’erario, si pensi ad esempio all’evasione fiscale“.

“Siamo consapevoli dell’importanza di impedire comportamenti ‘predatori’ ed ostacolare il sommerso ma chiediamo di riportare queste sanzioni entro limiti più ragionevoli. Inoltre sia il sistema sanzionatorio che di decadenza del beneficio si accaniscono esclusivamente e dettagliatamente verso eventuali illeciti delle famiglie beneficiarie, diventando molto marginali per quelli eventuali dei i datori di lavoro”, continuano i sindacati.

GRAVE STOP ASSEGNO RICOLLOCAZIONE

“È molto grave la previsione che l’assegno di ricollocazione, che riteniamo una buona pratica di politiche attive, venga sospesa per tre anni per i disoccupati ordinari a favore dei soli beneficiari del reddito di cittadinanza, in quanto entrambe le platee hanno spesso necessità simili per collocarsi o ricollocarsi, altrimenti anche qui si rischia una contrapposizione tra poveri oltre alla diminuzione di una politica attiva che deve decollare e non essere congelata”. (Public Policy) FRA