Coronavirus e seconda ondata: i rischi politici del Governo Conte

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di Lorenzo Castellani

ROMA (Public Policy) – Il Governo Conte sta affrontando un altro momento delicato della pandemia. Per molti versi la seconda ondata del virus è più problematica rispetto a quella della scorsa primavera. Sul piano politico, i sondaggi rilevano una crescente sfiducia nei confronti del Governo e della figura del presidente del Consiglio.

Durante il primo lockdown Palazzo Chigi aveva sfruttato con abilità l’emergenza improvvisa, anche grazie ad una comunicazione efficace e centralizzata. Oggi la gestione appare più faticosa per la difficoltà di temperare la questione sanitaria con quelle economiche e sociali. Inoltre, sul piano amministrativo si è evidenziata tutta la storica debolezza dello Stato italiano: catena di comando inefficiente, difficoltà di approvvigionamento, deficit organizzativi e di personale.

Più complesso anche fronteggiare l’emergenza economica, con commercianti e micro imprenditori sempre più preoccupati per il proprio futuro di fronte a restringimenti orari e chiusure. Le proteste, di varia matrice, nelle grandi città contribuiscono ad alimentare le inquietudini dell’Esecutivo. Da ultimo vi è poi l’aspetto territoriale, cioè il continuo braccio di ferro tra potere centrale e periferico sui lockdown e sull’organizzazione della sanità che mette in luce la disfunzionalità del Titolo V della Costituzione ed accresce i sospetti e la sfiducia reciproca tra le diverse Regioni e verso il Governo.

A favore dell’Esecutivo, invece, giocano le spaccature nell’opposizione. La concorrenza oramai serrata tra Lega e Fratelli d’Italia sul medesimo elettorato e le distanze rimarcate negli ultimi giorni da Berlusconi con l’area sovranista rendono meno efficace la minoranza. Se una crisi parlamentare sopravvenisse nei prossimi mesi, Forza Italia rientrerebbe quasi certamente nella partita per formare un nuovo Governo anche con quelli che oggi sono avversari politici. Più difficile che ciò accada per i due partiti di destra.

In questo scenario sono tre i rischi politici maggiori per l’Italia:

– Una crisi economica ed imprenditoriale profonda. La possibilità di nuovi lockdown, anche selettivi, mette fortemente a rischio la sopravvivenza di partite iva e micro-imprese. Secondo il Censis sono 460mila le imprese che potrebbero chiudere o fallire. Il Cerved stima una perdita dei ricavi dell’11% con previsioni in peggioramento se l’epidemia si aggravasse ancora. Sono a rischio, per gran parte degli studi di previsione, dall’uno a due milioni di posti di lavoro. Una catastrofe economica e sociale che potrebbe mettere a rischio la stabilità finanziaria e politica del paese nel prossimo anno.

– Fallimento amministrativo. Nei prossimi mesi lo Stato italiano dovrà cercare di riorganizzarsi a tutti i livelli per fronteggiare la pandemia e i lockdown, fornire adeguati servizi pubblici, tamponare la crisi economica, distribuire i vaccini. I mesi tra maggio e ottobre hanno già certificato importanti fallimenti amministrativi su questi fronti. Se le mancanze dovesse continuare, proteste, incertezze, ospedali saturi, morti avrebbero un impatto politico non più trascurabile. Un livello di emergenza ancora più elevato di quello attuale non sarebbe probabilmente tollerato dalle forze politiche e dalle istituzioni. A quel punto una crisi politica in Parlamento potrebbe diventare realtà, in particolare se si dovesse arrivare ad un nuovo lockdown nazionale.

– Crescenti fratture. S’individuano due linee di faglia: una tra i i garantiti, che pagano il lockdown in maniera molto limitata sul piano economico, ed i non garantiti, costretti ad affrontare chiusure e sacrifici. La rabbia potrebbe presto tramutarsi in protesta e aprire il “mercato politico” a nuovi protagonisti o a spinte di cambiamento. Un’altra tra i Governi locali ed il Governo centrale, con una crescita di popolarità dei presidenti di Regione a scapito dei leader nazionali. Due terzi delle Regioni è oramai nelle mani dell’opposizione e di governatori del Pd forti ed indipendenti (Emiliano, De Luca, Bonaccini). Una situazione che può complicare la vita al Governo, costretto a venire a patti con i territori e suscettibile di essere investito di uno scarico di responsabilità ai suoi danni. Le serie storiche sulla fiducia dell’elettorato italiano mostrano la tendenza a diffidare maggiormente di Parlamento e Governo rispetto agli enti locali. Senza dimenticare che la risoluzione della crisi economica, ed i rischi ad essa associati, è interamente nelle mani dell’Esecutivo. Il rischio che nei prossimi mesi Conte si trasformi in un capro espiatorio resta concreto. Funzionalità dello Stato e stabilità politica non sono ad oggi garantite. (Public Policy)

@LorenzoCast89