Ddl Penale, il Pd vuole cambiare così la riforma Bonafede

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di Sonia Ricci

ROMA (Public Policy) – Tempi certi e ragionevoli per una giustizia al servizio ai cittadini”, con il potenziamento dei riti alternativi, e nuove misure per superare il nodo della prescrizione. Sono questi i temi principali contenuti negli emendamenti che il Partito democratico ha presentato al disegno di legge delega Penale, all’esame della commissione Giustizia alla Camera, illustrati martedì durante una conferenza stampa con i senatori Anna Rossomando e Franco Mirabelli, e il deputato Alfredo Bazoli.

“Il ddl Bonafede contiene elementi di novità interessanti” ma “noi vogliamo che sia ancora più incisivo”, ha spiegato Rossomando. “I nostri emendamenti per tempi certi e ragionevoli affrontano il tema del potenziamento dei riti alternativi” e della prescrizione. Il Pd, dunque, ha detto Bazoli, ha presentato “non più di una ventina di emendamenti”. Il ddl Bonafede “è una buona base di partenza, individua i nodi che vanno sciolti per migliorare la giustizia penale, su alcuni aspetti però va reso più coraggioso”.

Secondo Mirabelli, “le riforme della giustizia civile e penale possono essere un volano per far ripartire il nostro Paese. Rispondiamo positivamente all’appello che ha rivolto la ministra Marta Cartabia a tutte le forze politiche ad assumersi la responsabilità di superare la vocazione delle campagne elettorali sulla giustizia”.

RITO ABBREVIATO E PATTEGGIAMENTO

Uno degli emendamenti del Pd riguarda il rito abbreviato. Per spingere gli imputati a richiederlo (oggi in Italia solo il 13% dei procedimenti intraprende questa strada, “troppo pochi” secondo Bazoli) si punta a rafforzare il regime di premialità. In caso condanna oggi il rito prevede la riduzione di un terzo della pena eventualmente inflitta, il Pd punta ad innanzare la soglia “fino alla metà” della pena prevista. Stesso incentivo nel caso venga richiesto il patteggiamento durante le indagini preliminari.

“Queste due norme – ha spiegato Bazoli – possono incrementare l’utilizzo di questi riti con un minor utilizzo del dibattimento e un alleggerimento del lavoro degli uffici giudiziari”.

ARCHIVIAZIONE CONDIZIONATA

Il Partito democratico punta inoltre all’introduzione di un nuovo strumento, quello dell’archiviazione condizionata, già utilizzato nel sistema tedesco (con 200mila procedimenti definiti tramite questo modello). Tramite un accordo tra il pubblico ministero e il giudice l’imputato viene chiamato ad adempiere ad alcuni obblighi di natura risarcitoria e riparatoria. Questo per i reati puniti con la sola pena edittale pecuniaria o con la pena edittale detentiva non superiore nel massimo a quattro anni. Dopodiché il procedimento viene archiviato. “Questo sistema – ha detto Bazoli – può deflazione il lavoro degli uffici giudiziari perché non si arriva al processo e si fa ricorso al modello della giudizia riparatoria”.

PRESCRIZIONE

Sulla prescrizione il Pd delinea due strade. Da una parte, chiede di sopprimere l’articolo 14 del ddl, relativo alla sospensione del termine di prescrizione, che ricalca il cosiddetto lodo Conte bis (dal nome di un deputato di Leu). Il disegno di legge del Governo modifica il secondo comma dell’articolo 159 del codice penale per circoscrivere la sospensione del corso della prescrizione, prevista a partire dalla pronuncia di primo grado e fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio, alle sole ipotesi di condanna in primo grado (e di decreti penali). Il termine di prescrizione continua a scorrere invece se la sentenza di primo grado è di assoluzione. I dem, però, vorrebbero sopprimere la delega incentivando altri tipi di misure. Ed è la seconda strada che porta all’introduzione di queste nuove norme.

Il ddl Bonafede, al momento, per disincentivare i ritardi prevede sanzioni ai giudici, che secondo il Pd però “sono poco efficaci”. Per ovviare, il partito propone di inasprire le “conseguenze sul processo” in modo da spingere i tribunali ad accelerare i procedimenti e porre rimedio all’annosa questione della prescrizione. Si mantiene l’idea dei tempi limite delle fasi del processo, come prevede il ddl Bonafede, ma rivedendo le conseguenze in caso di tempi lunghi: scatta l’improcedibilità se in appello avviene lo sforamento per un imputato assolto in primo grado; nel caso, invece, l’imputato sia stato condannato in primo grado, con l’allungarsi dei tempi scatta uno sconto di pena di un terzo; infine, viene chiesto un “equo indennizzo” in favore dell’imputato che all’esito del giudizio di impugnazione contro una sentenza di condanna venga assolto. “Noi siamo stati contro lo Spazzacorrotti, e lo siamo ancora”, ha detto Franco Mirabelli, “ma stiamo cercando delle soluzioni per risolvere il problema della prescrizione in modo giusto, senza scontri”.

NON PIÙ RIFORME A COSTO ZERO

Sempre Mirabelli, intervenendo in conferenza stampa, ha sottolineato che rispetto alle precedenti riforme, quelle in cantiere non saranno a costo zero. C’è il Recovery Plan che “mette in campo una significativa dote economica di 2,5 miliardi” per la digitalizzazione degli uffici, la riorganizzazione del sistema e le nuove assunzione di personale. “L’ipotesi – ha spiegato – è l’assunzione di 16 mila addetti e 2 mila magistrati aggregati”. (Public Policy)

@ricci_sonia