Il dialogo con l’Ue e le richieste dei partiti: a che punto siamo con la Manovra

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ROMA (Public Policy) – La lettera dell’Ue sulla manovra è un atto dovuto “per il rischio di una deviazione significativa del parametro del debito”, ma c’è un dialogo “positivo”: lo ha detto ieri il commissario europeo per gli Affari economici, Pierre Moscovici, quasi a voler smorzare le polemiche facendo capire che comunque, tra Roma e Bruxelles, c’è sintonia.

La risposta del Governo italiano sarà inviata oggi, e potrebbe puntare molto anche sul fatto che, dalla nascita del nuovo Governo, la riduzione dello spread permetterà notevoli risparmi, da destinare proprio alla riduzione del debito. La Commissione europea ieri ha “preso atto” della richiesta italiana di flessibilità, e si è riservata di valutarla. Per l’Italia è un punto assolutamente centrale, e quindi potrebbe spiegare ancora più nel dettaglio come e per cosa intende usarla. Con tutta probabilità, il titolare del Mef, Roberto Gualtieri, scriverà che le stime indicate nel Documento programmatico di bilancio sono “prudenti” e che il recupero dell’evasione – così come riportato dal decreto Fiscale – si ferma a poco più di 3 miliardi, ma che si può migliorare. L’Italia, al momento, non corre il rischio di una procedura di infrazione (come era successo con il Governo precedente), ma per scongiurare ogni pericolo è fondamentale non far saltare l’equilibrio dei saldi.

Il premier e il ministro dell’Economia vorrebbero quasi “blindare” la manovra, ma gli emendamenti – per il momento, virtuali – che si annunciano dalla maggioranza lasciano intendere che potrebbe essere impossibile. Dopo il rinvio a luglio sia delle multe per chi non consente di pagare con il Pos che della stretta sul tetto al contante (da 3mila a 2mila euro), sembra traballare l’intesa sul carcere agli evasori, con diversi parlamentari di Pd e Italia viva che annunciano modifiche. Renziani molto impegnati anche nel chiedere l’abolizione di Quota 100 – e qui è scontro frontale con il Movimento 5 stelle – e contro la sugar tax, anche questa un pallino M5s. Iv vuole cancellarla, e il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani (Pd), è possibilista, a patto che si trovino 200 milioni attraverso altre misure. C’è poi l’aumento della cedolare secca con canone concordato – dove l’aliquota viene vista al rialzo, dal 10 al 12,5% – che pure potrebbe saltare.

Infine, il nodo Flat tax-partite Iva: per chi ha ricavi o compensi fino a 65mila euro, e usufruisce della tassa piatta, rimangono in campo le ipotesi di varare un regime analitico per determinare il reddito su cui applicare la tassa piatta, e anche l’obbligo di usare un conto corrente dedicato all’attività lavorativa (cosa che faciliterebbe i controlli fiscali), ma la trattativa nella maggioranza per apportare modifiche è in corso. Da segnalare lo scontento degli industriali per la prevista tassa sugli imballaggi di plastica: si chiede l’eliminazione, ma per far ciò il Governo dovrebbe trovare altrove circa 1 miliardo, e non sarebbe facile. (Public Policy) PAM