L’importanza (in politica) di chiamarsi Matteo: rischi e opportunità

0

di Lorenzo Castellani

ROMA (Public Policy) – La Leopolda e la manifestazione del centrodestra a Roma hanno occupato le cronache politiche della scorsa settimana. Al di là dei messaggi politici dei rispettivi leader è interessante analizzare la posizioni strategiche che emergono da questi eventi, i rischi e le opportunità per Renzi e Salvini.

Renzi è stato sufficientemente chiaro: le legislatura deve proseguire e arrivare almeno all’elezione del prossimo presidente della Repubblica. L’ex sindaco di Firenze ha parlato di legislatura e non del Governo Conte. Nelle more dell’evento ha anche lanciato messaggi minacciosi al premier, percepito probabilmente come eccessivamente moderato e filo-5 stelle dal popolo della Leopolda.

La strategia di Italia viva è quella di costruire un partito di centro che parli ai delusi del Pd e di Forza Italia, rinforzarsi nella sua componente parlamentare, aumentare la propria sfera d’influenza sul governo. Renzi ha detto di avere come obiettivo il 10% dei consensi, ma gran parte dei sondaggi oggi registra il suo nuovo partito tra il 3 e il 4% e raddoppiare mentre si è parte di un Governo nato da una manovra parlamentare potrebbe rivelarsi più complicato del previsto. Ciò che può fare l’ex premier però è quello di tessere una tela con il Pd e soprattutto con Luigi di Maio e con l’ala pentastellata meno stregata dal premier Conte, per preparare un eventuale rimpasto o un nuovo Governo che poggi sulla stessa maggioranza. Il casus belli si può trovare facilmente: la recessione economica, l’eccessiva mollezza nelle trattative con Bruxelles, il crollo dei consensi del Movimento alle regionali, le trame spionistiche internazionali. Più Italia viva si rafforza a Montecitorio più si complica la sopravvivenza di Giuseppe Conte come inquilino di Palazzo Chigi.

Dall’altro lato Salvini, dopo una prima battuta d’arresto nei consensi, è tornato nei sondaggi ai livelli delle Europee. Il leader leghista è entrato in una fase di normalizzazione: ha ricucito con gli alleati di centrodestra, abbassato i toni, dichiarato di voler mettere da parte l’uscita dall’euro. L’opposizione a un Governo debole nell’opinione pubblica offre delle opportunità, ma anche dei rischi. Se la legislatura durasse altri tre anni, come possibile, un tempo così lungo all’opposizione rischia d’essere sfibrante, soprattutto quando se ne è a capo. Il pericolo che in una politica iper-mediatizzata gli elettori si annoino anche del presenzialismo di Salvini è concreto. Inoltre, il leghista continua a battere solamente su immigrazione e tasse. La fascia di elettorato più esigente e i pezzi di classe dirigente che lo seguono potrebbero a breve non accontentarsi più soltanto di questo. Se il centrodestra a trazione Salvini vuole attraversare bene questi anni dovrà pluralizzare la propria offerta e dare una risposta al Paese anche sull’istruzione, sulla tecnologia, sul lavoro e naturalmente anche sull’Europa. Il leghista dovrà necessariamente costruirsi una trama di relazioni trasversali, su più temi e con più mondi. E dovrà anche organizzare il proprio partito nel centro e nel sud Italia, dove ancora o non esiste o è commissariato da nord. Trascurare questi aspetti, di contro, amplifica il rischio di farsi trovare impreparato alla prova del governo.

In prospettiva l’eventuale modifica della legge elettorale (ed eventuali referendum ad essa collegati) sarà la partita politica fondamentale. Infatti, se i partiti di maggioranza complessivamente si indeboliranno avranno tutto l’interesse a varare una legge che non permetta al centrodestra di vincere con facilità. In questo senso, dunque, una proporzionalizzazione del Rosatellum non è da escludere. Molto dipenderà anche dall’andamento delle Regionali e dal funzionamento o meno dell’alleanza locale tra Pd e 5 stelle. Se la partnership dovesse reggere, gli incentivi alla riforma della legge elettorale sarebbero inferiori, anzi con il Rosatellum si costringerebbe Renzi a scegliere un campo; al contrario, se l’esperimento fallisse Di Maio ha tutto l’interesse a tenersi le mani libere con un proporzionale puro. In quest’ultimo caso inizierebbero i dolori per Salvini, prigioniero di un consenso quasi certamente incapace di garantire una vittoria certa. Nel mare del parlamentarismo navigare con navi più piccole e maneggevoli è generalmente più semplice che muovere grandi portaerei che non hanno potuto vincere la battaglia. (Public Policy)

@LorenzoCast89