Dl Crescita, arriva il contratto di espansione: in pensione 7 anni prima

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ROMA (Public Policy) – Arriva, in via sperimentale, per gli anni 2019 e 2020, il contratto di espansione. Lo prevede uno degli emendamenti al decreto Crescita, depositato nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera dai relatori Giulio Centemero (Lega) e Raphael Raduzzi (M5s). Nel dettaglio, l’emendamento stanzia per il nuovo contratto 40 milioni per il 2019 e 30 milioni per il 2020. Il contratto di espansione si applicherà nell’ambito dei processi di reindustrializzazione e riorganizzazione delle imprese con un organico superiore a mille unità “che comportano, in tutto o in parte, una strutturale modifica dei processi aziendali finalizzati al progresso e allo sviluppo tecnilogico dell’attività, nonché la conseguente esigenza di modificare le competenze professionali in organico mediante un loro più razionale impiego e, in ogni caso, prevedendo l’assunzione di nuove professionalità”.

Il contratto – da stipulare eventualmente tra ministero del Lavoro e sindacati più rappresentativi sul piano nazionale – sarà di natura gestionale e dovrà contenere: numero di lavoratori da assumere e indicazione dei relativi profili professionali compatibili con i piani di reindustrializzazione o riorganizzazione; la programmazione temporale delle assunzioni; relativamente alle professionalità in organico, la riduzione complessiva media dell’orario di lavoro e il numero dei lavoratori interessati ed il numero dei lavoratori che possono accedere allo speciale trattamento riservato  per chi si avvicina alla pensione; l’indicazione della durata a tempo indeterminato dei contratti di lavoro, compreso quello di apprendistato professionalizzante. Su ques’ultimo punto l’emendamento precisa che per i contratti di apprendistato avviati ai sensi di questo articolo l’obbligo di formazione verrà considerato assolto anche qualora il datore di lavoro abbia impartito esclusivamente l’insegnamento necessario per il conseguimento delle conoscenze necessarie, anche solo attraverso l’attività pratica.

Per i lavoratori che si avvicinano alla pensione (cioè che si trovino a non più di sette anni dalla quescienza) il datore di lavoro risconosce per tutto il periodo e fino al raggiungimento del diritto, a fronte della risoluzione del rapporto di lavoro, un’indennità mensile, liquidabile anche in una unica soluzione, commissurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessione del rapporto di lavoro, così come determinato dall’Inps. Per gli altri lavoratori che non si trovano in questa condizione può essere prevista una riduzione oraria non superiore al 30%, con possibilità di farla arrivare – ove concordato, e qualora necessario – fino al 100%. L’emendamento prevede anche l’intervento straordinario di integrazione salariale può essere richiesto per un periodo superiore a 18 mesi, anche non continuanitiva. (Public Policy) NAF