Draghi e la quarta ondata: non si vive solo di Pnrr // Nota politica

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – E se l’intensificarsi, di nuovo, dell’emergenza sanitaria, spingesse il ticket Draghi-Mattarella? Forse è solo una suggestione ma nel Palazzo c’è anche l’ipotesi di una prosecuzione dello status quo a vantaggio della lotta al coronavirus. Anche in questo caso, naturalmente, sarebbe un incarico “a progetto”. Tuttavia, i numeri dovrebbero essere assai preoccupanti per il verificarsi di uno scenario come questo. Il Governo sta cercando di arginare i contagi, preoccupandosi adesso di chi ha avuto il tempo e la possibilità per vaccinarsi ma non l’ha fatto. Ci sono anche comprensibili ragioni economiche, dietro questa accelerazione: l’Italia si può permettere altri lockdown? Intanto i primi danni già si vedono. Secondo un’indagine Confturismo-Confcommercio in collaborazione con SWG, si sta verificando un effetto congelamento sulle prenotazioni turistiche. A un mese dal Natale, sta arrivando una pioggia di disdette (quelle già fatte ammontano a 2,5 milioni): “E’ l’effetto ‘freezer’ che le notizie sull’aumento dei contagi Covid, quotidianamente diffuse, esercitano su una stagione invernale che doveva archiviare definitivamente la crisi, e invece si preannuncia ancora molto incerta”, dice Confturismo-Confcommercio.

“Ci sono sette milioni di italiani che hanno rifiutato le vaccinazioni. Quelli che cambiano idea e fanno la prima dose sono 100-120mila a settimana. Con questo ritmo li avremo vaccinati tutti per l’inizio del 2023”, spiega il virologo Roberto Burioni, che da anni conduce una battaglia contro l’antiscienza. L’Esecutivo sta lavorando a restrizioni finalizzate a colpire soprattutto i no vax, per evitare nuovi lockdown generalizzati. A questo scopo, ci sarebbe l’introduzione del green pass per accedere ai luoghi pubblici solo per i vaccinati e i guariti e non per chi ha fatto il tampone (con l’esclusione dei luoghi di lavoro). Tra i più agguerriti su questo fronte ci sono alcuni governatori di centrodestra, da Giovanni Toti a Massimiliano Fedriga. “La mia idea è che le restrizioni della zona gialla non valgono per i vaccinati. Chi si è protetto, ha partecipato alla campagna vaccinale, limita le ospedalizzazioni, salvaguarda il sistema di sanità pubblica non può pagare un prezzo di cui non ha nessuna colpa, perché ha creduto nella scienza e nello Stato”, ha detto nei giorni scorsi il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, peraltro mettendosi in contrapposizione, ancora una volta, con il leader leghista Matteo Salvini. Non è tuttavia una novità, ci sono da sempre due versioni della Lega, una di queste rappresentata – oggi – dal partito dei governatori, da Fedriga a Luca Zaia, che ha appena dato alle stampe “Ragioniamoci sopra. Dalla pandemia all’autonomia” (Marsilio). Il partito dei governatori del Nord sta esercitando molta pressione su Draghi.

A inizio settimana ci sarà un vertice del Governo con le Regioni per discutere dei provvedimenti da prendere. C’è chi invoca scenari austriaci, con l’introduzione dell’obbligo vaccinale. Ipotesi alla quale si oppone fermamente Salvini (e non solo lui, a dire il vero). Insomma, non di solo Pnrr può vivere l’uomo, tantomeno il presidente del Consiglio. La leadership draghiana finora ha vissuto in uno stato di sospensione, godendo di vantaggi dovuti anche alla propria autorevolezza personale. Ma l’accerchiamento dei partiti sta aumentando e non riguarda più soltanto l’elezione del presidente della Repubblica.

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@davidallegranti

(foto cc Palazzo Chigi)