#Elezioni2018, il lavoro visto dal Pd (c’è anche il salario minimo)

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di Francesco Ciaraffo

ROMA (Public Policy) – La carta principale è quella del taglio del cuneo fiscale sul lavoro.

Dopo gli anni dei bonus per le nuove assunzioni, il Pd punta a un cambio di marcia sul lavoro e vuole tagliare il cuneo fiscale, cioè la differenza tra quanto un dipendente costa all’azienda e quanto lo stesso dipendente incassa, netto, in busta paga.

Ma non solo. C’è anche il salario minimo per i lavoratori non coperti da contratto collettivo nazionale e una riforma sulla rappresentanza sindacale. Il programma Pd non è ancora stato ufficialmente presentato, ma tra anticipazioni, interviste e informazioni raccolte è possibile tracciare un quadro sul programma dem in vista delle elezioni del 4 marzo.

TAGLIO AL CUNEO

L’obiettivo principale, come detto, è quello di tagliare le tasse sul lavoro. Si punta a una riduzione di 4 punti, uno all’anno, passando dal 33% al 29%.

LIQUIDAZIONE A CONTRATTI A TERMINE

Disincentivare i contratti a tempo indeterminato. Ma come? I dem avevano presentato una proposta, sotto forma di emendamento, all’ultima legge di Bilancio, per l’abbassamento della durata massima dei contratti a tempo determinato da 36 a 24 mesi.

Proposta di modifica bocciata. Difficile che il tema sia riproposto così come allora. Quindi sul tavolo c’è l’ipotesi di introdurre una buonuscita di 40 giornate lavorative a carico del datore che non stabilizza il dipendente dopo il numero massimo di rinnovi.

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@fraciaraffo