Il ddl Cybersecurity approvato dal Cdm: pene rafforzate per gli hacker

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ROMA (Public Policy) – La pena della reclusione, prevista dall’articolo 615-ter del codice penale per alcuni reati informatici, va “da due a dieci anni”. Lo prevede la bozza del ddl Cybersecurity, presa in visione da Public Policy, approvato dal Cdm.

Il provvedimento, quindi, inasprisce la pena – per alcune ipotesi di reato – che attualmente è fissata “da uno a cinque anni”. Nei casi in cui, invece, i reati commessi riguardano “sistemi informatici o telematici di interesse militare o relativi all’ordine pubblico o alla sicurezza pubblica o alla sanità o alla protezione civile o comunque di interesse pubblico”, la pena  è rispettivamente quella della reclusione “da tre a dieci anni e da quattro a dodici anni”.

Il testo, inoltre, prevede che la pena si applichi anche se dal fatto derivi “la sottrazione, anche mediante riproduzione o trasmissione, o l’inaccessibilità al titolare” del sistema oltre alle ipotesi già previste dal codice penale di “distruzione o danneggiamento del sistema o l’interruzione totale o parziale del suo funzionamento, ovvero la distruzione o il danneggiamento dei dati, delle informazioni o dei programmi in esso contenuti”.

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GPA