“Il salario minimo va legato a una legge sulla rappresentanza”

0

ROMA (Public Policy) – L’introduzione del salario minimo in Italia “va legata ad una legge sulla rappresentanza, al fine di potenziare la contrattazione collettiva attraverso un intervento legislativo in materia di rappresentatività sindacale, necessario a salvaguardare il salario minimo da fenomeni distorsivi e tutelare il più possibile i lavoratori”. E la direttiva (ora proposta di direttiva europea 682 del 2020) sarà “un necessario punto di riferimento per una discussione di grande importanza e di rilevanti sviluppi per il futuro”. Ha risposto così, durante l’ultimo question time in commissione Lavoro alla Camera, la sottosegretaria Tiziana Nisini ad un’interrogazione del M5s sull’introduzione del salario minimo nel nostro Paese.

Per Nisini, la proposta di direttiva della commissione (la 682 del 2020) “contiene regole volte a rendere più efficaci e uniformi i sistemi adottati dai Paesi dell’Unione europea, perseguendo l’obiettivo comune di rendere accessibile a tutti i lavoratori la tutela di un trattamento salariale minimo e rafforzando ed estendendo la copertura della contrattazione collettiva, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità”.

La proposta riconosce, infatti, “il valore della definizione del salario minimo sia attraverso norma di legge, sia attraverso la contrattazione collettiva, strumento nel quale l’Italia vanta una consolidata tradizione. Questo quadro di riferimento definirà alcuni principi e criteri ordinatori, ai quali attenersi e che ci consentiranno di giungere ad un’eventuale individuazione del salario minimo e di chiarire e risolvere la questione del rapporto tra rappresentanza sindacale e salario minimo“. (Public Policy) iAC