Il Senato ha sentito Arera sul caro bollette: i numeri della crisi

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ROMA (Public Policy) – “La forte volatilità dei prezzi che contraddistingue questo periodo rende particolarmente difficile fornire elementi previsivi affidabili. Le quotazioni dei prodotti forward per l’anno 2022, dopo una discesa nei primi giorni dell’anno intorno ai 65 euro/MWh per il gas naturale e ai 170 euro/MWh per l’energia elettrica, sono risalite negli ultimi giorni intorno agli 80 euro/MWh per il gas naturale e ai 200 euro/MWh per l’energia elettrica”.

Lo ha detto Stefano Besseghini, presidente Arera, in audizione martedì in commissione Industria al Senato nell’ambito dell’esame dell’atto Ue “Risposta all’aumento dei prezzi dell’energia: un pacchetto di misure d’intervento e sostegno”.

Per Arera quindi “permane una situazione di significativa volatilità delle quotazioni future per l’anno in corso”.

Per Besseghini, “spingendosi ancora oltre (con il caveat della crescente imprecisione), le quotazioni attuali del gas naturale per il 2023 e 2024 vedono rispettivamente una discesa a valori intorno a 55 euro/MWh nel 2023 e 39 euro/MWh nel 2024. Analogamente, per l’energia elettrica è previsto un rientro verso i 150 euro/MWh nel 2023 e i 113 euro/MWh nel 2024. Anche queste quotazioni, che permangono superiori alle medie storiche dei prezzi, presentano, tuttavia, una relativamente elevata volatilità, con variazioni che tendono a riflettere le variazioni delle quotazioni dei prodotti di più breve periodo”.

“Pur con gli interventi straordinari da parte del Governo – ha detto ancora – nel primo trimestre 2022 sul primo trimestre 2021 si è registrato un aumento del 131% per il cliente domestico tipo di energia elettrica (da 20,06 a 46,03 centesimi di euro/kWh, tasse incluse) e del 94% per quello del gas naturale (da 70,66 a 137,32 centesimi di euro per metro cubo, tasse incluse)”.

IL DOCUMENTO

Arera, in occasione dell’audizione, ha anche inviato in commissione Industria una memoria, di cui Public Policy ha preso visione. “Si rende necessaria ed urgente, come più volte rimarcato – si legge nel documento – una valutazione per rendere strutturale il finanziamento parziale degli oneri legati all’incentivazione delle fonti rinnovabili, ovvero sovvenzionare con partite economiche provenienti dalla fiscalità una quota rilevante e su base stabile dei fabbisogni dei conti della Cassa per i servizi energetici e ambientali-Csea, a copertura dei costi cui tali conti sono preposti”.

“Come più volte sottolineato da questa Autorità, la situazione degli oneri generali continua a destare forti preoccupazioni, con particolare riguardo al settore elettrico, non solo in relazione ai livelli elevati degli stessi, che gravano sulla competitività del sistema produttivo del nostro Paese e sul bilancio delle famiglie italiane, ma anche in relazione alla notevole complessità che si è venuta a creare per la sovrapposizione di diversi meccanismi di incentivazione originata da altrettanti fonti normative di rango primario o secondario”, continua la memoria.

“A tale riguardo l’Autorità ritiene opportuno finanziare con contributi ‘esterni’ gli oneri relativi ai contratti di incentivazione già conclusi, ad eccezione dei contratti stipulati a seguito di aste con contratti differenziali a due vie, ossia lo strumento che si prevede di utilizzare anche nel futuro per il supporto della produzione di energia da fonti rinnovabili. I contratti attuali e futuri a due vie derivanti dalle aste per lo sviluppo delle fonti rinnovabili gestite dal Gse – si legge ancora – continuerebbero, infatti, a produrre gli effetti economici (costi o benefici dipendenti dal prezzo di mercato) solo con riferimento ai prezzi energetici, senza generare flussi da/per la fiscalità. Tali contratti si configurano, pertanto, come una sorta di “contratto di copertura” per il complesso dei consumatori rispetto alle variazioni del prezzo dell’energia all’ingrosso. Valutazioni del tutto analoghe potrebbero essere effettuate sulle future aste per lo sviluppo dei sistemi di accumulo”.

E ancora: “L’esperienza degli ultimi mesi ha ulteriormente rafforzato il convincimento di questa Autorità che, per garantire un funzionamento efficiente dei mercati e promuovere gli investimenti infrastrutturali necessari per la transizione energetica in un contesto di forte volatilità dei prezzi, sia opportuno prevedere l’affiancamento, ai meccanismi di mercato legati ai prezzi spot, di forme di contratti di copertura nel lungo termine“. (Public Policy) FRA