Nonostante l’Umbria, c’è una Manovra da fare: il punto

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ROMA (Public Policy) – La sconfitta nelle regionali umbre dei partiti al Governo si abbatte sulla sessione di bilancio, alimentando tensioni che fanno crescere le incognite su eventuali modifiche alla manovra. Proprio oggi pomeriggio dovrebbe tenersi un vertice di maggioranza sulla manovra, che questa settimana è attesa in Parlamento. Sarebbe il primo faccia a faccia dopo la debacle elettorale di domenica, che ha visto l’inedito “patto civico” M5s-Pd bocciato dagli elettori di una delle storiche roccaforti della sinistra italiana, a tutto vantaggio del centrodestra – Lega in primis – che ha staccato di venti punti la coalizione avversaria (57,5% contro 37,5).

“Per la prima volta nella storia abbiamo deciso di fare un’alleanza, un patto civico, col Pd. Non ha funzionato, in Umbria siamo a uno dei risultati più bassi, questo esperimento non è più praticabile. Il M5s va meglio quando corre da solo” ha dichiarato il leader 5 stelle e ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, precisando però che il Governo “va migliorato e innovato per durare altri tre anni”. “I cittadini ci giudicheranno nel 2023. Dobbiamo proseguire il nostro cammino, rafforzare lo spirito di squadra e la coesione” prova a rassicurare il premier Giuseppe Conte.

“Occorre voltare pagina. Mi auguro una nuova solidarietà nella coalizione e nella compagine del Governo, che non può essere un campo di battaglia quotidiana” fa sapere dal canto suo il segretario Pd, Nicola Zingaretti, che si è anche appellato al “comune sentire” delle forze che compongono l’alleanza. Il ragionamento del leader dem è il seguente: se l’unità d’intenti non c’è, o non c’è più, “l’esistenza” stessa dell’alleanza di Governo “è inutile e sarà meglio trarne le conseguenze“.

Ancora più tranchant il commento di Andrea Orlando, vicesegretario Pd: “Se si va avanti così sarà inevitabile che il Partito democratico si ponga il tema di staccare la spina. Siamo a un bivio. Tirando a campare il populismo si amplifica”. Una situazione che fa crescere anche le tensioni tra Pd e Italia viva, con quest’ultima che viene accusata di “disimpegno” (non si è presentata in Umbria), a cui è seguita questa risposta di Matteo Renzi: “Credo sia stato un errore politico drammatizzare il voto di questa pur bellissima Regione, errore compiuto sia rivendicando l’alleanza strategica fra Pd e Cinque Stelle, sia impegnando il capo del Governo nella chiusura della campagna elettorale”. Tutto fa pensare che nei prossimi mesi l’alleanza M5s-Pd reggerà, almeno fino alle regionali in Emilia-Romagna che si terranno il 26 gennaio 2020. Un appuntamento che per i partiti al Governo (Pd in primis, che governa la Regione) potrebbe rappresentare l’ultima trincea, da difendere a tutti costi.

Come detto, in questo clima un po’ plumbeo, oggi è probabile un vertice sulla manovra: ora più di prima si prospettano aggiustamenti e limature, e i nodi da sciogliere sono diversi. Di Maio ha chiesto un chiarimento sul taglio del cuneo fiscale, che seguendo lo stesso schema adottato per Quota 100 e Reddito di cittadinanza dovrebbe rientrare in un provvedimento ad hoc, mentre in manovra dovrebbe esserci solo il fondo dedicato (3 miliardi, destinati poi a diventare 6 negli anni successivi). Si tratta di capire “a chi va”: i 5 stelle vorrebbero un intervento a favore delle imprese, mentre il Pd lo preferisce direttamente sulle buste paga dei dipendenti. Da valutare anche il destino di sugar tax, plastic tax e cedolare secca a canone concordato (dove l’aliquota è vista al rialzo, dal 10% al 12,5): le voci critiche all’interno della maggioranza non mancano, anche se il premier e il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, hanno più volte precisato che “i saldi non si possono toccare”.

In manovra potrebbe esserci anche la riconferma del bonus verde. Si attendono novità per i sindaci, a cominciare dai 110 milioni di euro per compensare gli enti locali del mancato gettito Imu-Tasi, che interesserà 1.400 Comuni. Potrebbe esserci la stabilizzazione delle risorse – 500 milioni l’anno – per gli investimenti in efficienza energetica e sviluppo sostenibile, e c’è anche la richiesta dei primi cittadini di alzare a 1.500 euro l’indennità per chi guida i piccoli Comuni. Tra le questioni da definire in manovra ci sono anche le partite Iva e gli aiuti alla famiglia: i 5 stelle vorrebbero alleggerire il tetto massimo di investimenti che consentono l’accesso al regime agevolato (20mila euro), mentre i dem chiedono di potenziare con ulteriori 600 milioni gli aiuti per la famiglia. L’ipotesi è sempre quella di riunire tutti gli strumenti in un unico fondo per la famiglia, ma non si è ancora deciso a chi poi toccherà gestirlo, se al ministero della Famiglia o a quello del Lavoro. (Public Policy) PAM