Parlamentari: gli effetti negativi del taglio

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di Serena Sileoni*

ROMA (Public Policy) – È stata approvata alla Camera, in via definitiva, la proposta di legge costituzionale per ridurre il numero dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200. Si è trattato dell’ultimo passaggio per vedere il prossimo Parlamento ridotto di 345 eletti, un passaggio peraltro agevole visto che l’Aula è stata chiamata a votare senza poter modificare il testo.

La proposta nasce da un’idea dei 5 stelle inserita nel contratto di governo con l’ex alleato Lega, ed è figlia di quella retorica dell’anti-politica che ha caratterizzato l’avvento al Governo di forze connotate da un forte risentimento per l’establishment. Chi pensa che venga ancor più da lontano, richiamando le precedenti proposte di riduzione dei componenti del Parlamento, sottace che in quei casi essa rispondeva alla tecnica di costituzionalizzare solo il rapporto tra eletti e elettori lasciando quindi il numero variabile, come previsto originariamente dalla Costituzione (commissione Bozzi e Bicamerale D’Alema) o, più frequentemente, di modificare il bicameralismo paritario (riforma Calderoli, bozza Violante, Gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali della XVII legislatura, Commissione per le riforme costituzionali della XVII legislatura, riforma Renzi-Boschi). Questa riforma viene invece dalla fissazione per i costi della politica denunciati più di dieci anni fa da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo e fatti propri, poco dopo, da Beppe Grillo nella proposta di tagliare del 50% il numero degli eletti alle Camere per trovare i soldi che sempre mancano.

Tuttavia, dal punto di vista economico la riduzione porterebbe a un magro risparmio di circa 500 milioni di euro per ogni legislatura, pari a quello che Alitalia perde in un solo anno. Una minor spesa media annua di 100 milioni all’anno per legislatura. Lo stesso importo che si è ricavato in media annua nei primi tempi di riduzione delle auto blu, altro cavallo di battaglia del programma anti-casta dei 5 stelle. In una parola: spiccioli. E infatti lo stesso Riccardo Fraccaro, nel presentare in Parlamento la proposta di legge, ha ammesso che il motivo più importante della riforma non è il risparmio di spesa, ma una maggiore efficienza del processo decisionale e un conseguente recupero di autorevolezza delle aule.

In un Parlamento che funziona per gruppi e commissioni, pensare che sia il numero dei singoli parlamentari a determinare l’efficienza non corrisponde al vero. In Parlamento si lavora in commissioni composte da un numero ridotto di parlamentari, tempi di discussione e poteri sono calcolati più in base alla consistenza del gruppo che su base individuale, le tecniche per ridurre gli emendamenti sono ormai svariate e fin troppo usate, come nel caso della questione di fiducia. Al momento delle votazioni, dove davvero uno vale uno, le indicazioni di partito compattano di norma le singole teste in gruppi di voto unitario. In compenso, ridurre il numero di parlamentari senza una visione sistematica dell’organizzazione del Parlamento vuol dire consegnare l’approvazione definitiva delle leggi a pochissimi membri di commissione, modificare il peso delle prerogative e dei poteri riconosciuti alle minoranze in commissione, modificare il funzionamento delle commissioni stesse.

Se dal punto di vista economico la proposta avrebbe effetti assai modesti, dal punto di vista politico e istituzionale avrebbe sì effetti rilevanti, ma non quanto a efficienza. In primo luogo, ridurre gli eletti senza cambiare il sistema di elezione comporta un effetto di sbarramento naturale e di distorsione della rappresentatività in Senato. In tempi in cui il maggioritario non va più di moda, potrebbe essere questo il modo per far rientrare il proporzionale direttamente dal portone principale.

In secondo luogo, la proposta va inquadrata in una serie di idee di riforme istituzionali care al Movimento 5 stelle. Insieme ma separatamente alla riduzione del numero dei parlamentari, ci sono quelle di referendum propositivo, di potenziamento delle proposte di iniziativa popolare e del referendum abrogativo, di introduzione di forme di vincolo di mandato. Da questo punto di vista, la riduzione del numero dei parlamentari potrà agevolare la marginalizzazione del Parlamento nel nuovismo delle forme democratiche. Entrambi gli effetti sembrano andare esattamente nella direzione contraria rispetto alla restituzione dell’efficienza, della dignità e dell’autorevolezza del Parlamento. (Public Policy)

@seresileoni

*da Il Mattino, 8 ottobre 2019