Dl Popolare di Bari, dai lavoratori al report: le modifiche alla Camera

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ROMA (Public Policy) – Primo giro di boa per il decreto sulla Banca popolare di Bari, che ieri ha ricevuto il via libera in prima lettura dalla Camera. Il provvedimento dovrà ora passare in Senato dove però si escludono ulteriori modifiche.

Il decreto, varato a fine 2019 dal Governo per giocare d’anticipo ed evitare il collasso della Pop Bari è un provvedimento snello che stanzia fino a 900 milioni di euro che, tramite Invitalia, dovranno andare a ricapitalizzare la Banca del Mezzogiorno – Mediocredito centrale perchè a sua volta intervenga per sostenere imprese (bancarie o meno) del Mezzogiorno. Il decreto, scritto per “salvare” la Pop di Bari, è volutamente generico, per non incorrere nel niet europeo per aiuti di Stato. E dunque prevede che l’azione di Mcc possa essere rivolta, quale banca d’investimento, al sostegno di tutte le attività, finanziarie e commerciali, del Sud. A tal fine si prevede anche lo scorporo di Mcc e la nascita di una nuova società con questa finalità.

Il passaggio in Parlamento del provvedimento è stato finora rapido e con pochissime modifiche, per non alternarne la struttura, soprattutto visto che un’ok formale da Bruxelles non è ancora arrivato. Vediamole nel dettaglio:

TUTELA LAVORATORI

Un emendamento (a firma Leu) approvato dalla commissione Finanze della Camera prevede che la Banca del Mezzogiorno – Mediocredito Centrale S.p.A, grazie al rafforzamento patrimoniale dovrà promuovere, secondo logiche, criteri e condizioni di mercato, lo sviluppo di attività finanziarie e di investimento, anche a sostegno non sono delle imprese ma anche “dell’occupazione” nel Mezzogiorno.

REPORT SU INTERVENTI MCC 

Un altro emendamento approvato prevede che la Banca del Mezzogiorno – Mediocredito Centrale S.p.A., o la nuova società che eventualmente nascerà dalla sua scissione, dovrà riferire ogni quattro mesi alle commissioni competenti di Camera e Senato sull’andamento delle operazioni finanziarie di Mcc a sostegno di banche e imprese del sud “anche con riferimento ai profili finanziari e agli andamenti dei livelli occupazionali”. Oltre a questa relazione, Mcc o la nuova società, dovranno presentare dal 2021 ogni 31 gennaio una relazione annuale sulle stesse operazioni finanziarie realizzate nel corso dell’anno precedente. In caso si costituisca la nuova società dalla scissione dell’Mcc, il Mef dovrà inoltre riferire al Parlamento sulle scelte operate, le azioni conseguenti e i programmi previsti.

CDA NUOVA BANCA 

Un terzo emendamento approvato in commissione Finanze ha disposto che la nuova società che verrà eventualmente costituita dalla scissione della Banca del Mezzogiorno – Mediocredito Centrale S.p.A. non sarà soggetta al Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica ma “resta ferma la disciplina in materia di requisiti di onorabilità, professionalità e autonomia, previsti dal Tub” per gli amministratori di banche.

LE MODIFICHE PENSATE (MA NON ENTRATE) NEL TESTO FINALE

I deputati, prima dell’approdo in Aula del provvedimento, stavano lavorando per inserire nel provvedimento altri emendamenti con argomenti aggiuntivi, da norme sulle Bcc a quelle sull’educazione finanziaria, a misure a sostegno degli azionisti di Pop Bari fino a norme sulle cartolarizzazioni. Ma alla fine queste modifiche non sono state inserite nel testo.

Per quanto riguarda le Bcc, il sottosegretario all’Economia Alessio Villarosa (M5s) ha specificato: “Arriverà a breve” un provvedimento sulle banche, “perché abbiamo intenzione di intervenire sul sistema”. Nel provvedimento dovrebbe trovare spazio, tra gli altri, anche il tema delle Bcc. Il futuro provvedimento “ci permetterà di fare audizioni su questi temi”, visto che quelle sul dl Popolare di Bari hanno riguardato il tema specifico della banca pugliese, ha specificato il sottosegretario M5s.

Il collega al Mef, Pier Paolo Baretta (Pd) sul tema dei risparmiatori ha invece detto: “È inopportuno adesso inserire il tema della tutela del risparmiatore che rischia di dare un segnale sbagliato” cioè quello “di dire che la banca sta fallendo quindi ci preoccupiamo di coprirvi. Non c’è nessuna obiezione sull’idea di fondo che i risparmiatori vadano tutelati, ma i problemi sono: la copertura e l’altro, più di fondo, è che non possiamo dare per scontato, in questo decreto, che la banca Popolare di Bari sia già fallita. Significherebbe introdurre il tema del rimborso ai risparmiatori che noi presumiamo, in termi di decreto, di dover affrontare qualora si dovessero realizzare le condizioni”, ha aggiunto il sottosegretario. (Public Policy) VIC