Regeni, alla Camera l’audizione di genitori e legale: cosa hanno detto

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ROMA (Public Policy) – L’appello affinchè il Parlamento smuova la politica, i tanti dubbi sul perchè Giulio sia stato ucciso, le opacità dell’Egitto, gli incontri avuti con premier, ministri e autorità italiane e le parole dure sull’attuale ambasciatore italiano a Il Cairo: sono i punti principali toccati da Claudio Regeni e Paola Deffendi, genitori di Giulio Regeni, e Alessandra Ballerini (il loro legale) durante l’audizione a Montecitorio davanti alla commissione d’inchiesta sulla morte – nel 2016 – del ricercatore italiano.

EGITTO, ITALIA E I TANTI LATI OSCURI

“Ci sono zone grigie sia dal Governo egiziano, che è recalcitrante e non collabora come dovrebbe, ed anche da parte italiana, che non ha ancora ritirato il nostro ambasciatore al Cairo. Da tempo chiediamo il ritiro dell’ambasciatore” ha detto Claudio Regeni.  “La sera del 31 gennaio 2016 l’ambasciatore Massari ci conferma di aver incontrato il ministro dell’Interno egiziano senza aver avuto informazioni utili sulla scomparsa di Giulio. Anzi, ci dice che il ministro aveva avuto nei suoi confronti un atteggiamento non collaborativo e sprezzante. Per questo era giusto dare alla stampa la notizia della scomparsa di Giulio. L’avrebbe data lui stesso, ma noi avremmo dovuto avvisare i nostri parenti” racconta il papà di Giulio.

Abbiamo scoperto che Giulio era stato torturato leggendo i quotidiani online. Non ci era stato riferito probabilmente anche per un fatto di affetto e tutela. Siamo però nella società della tecnologia e tutto si viene a sapere” spiega la madre del ricercatore, aggiungendo che “dopo uccisione di Giulio abbiamo capito che l’Egitto è un Paese con una forte dittatura, che potrà essere comoda” per i rapporti commerciali, “ma che ha molte paranoie”.

Ma anche il comportamento della docente con cui collaborava Giulio non convince i genitori: “Al funerale di Giulio c’erano tantissimi amici e amiche di mio figlio che hanno deciso di consegnare spontaneamente cellulari e computer agli inquirenti. C’era anche la professoressa che non ci pare però abbia dato risposte. Sembrava indispettita. Un atteggiamento che ha mantenuto sia quando siamo andati alla cerimonia del College sia con gli inquirenti ai quali ha detto di accettare solo domande scritte alle quali ha sempre risposto ‘non so’ e ‘non ricordo'” ha raccontato Deffendi durante l’audizione.

“La denuncia di scomparsa di Giulio fu fatta nella persona del braccio destro dell’ambasciatore Massari, 24 ore dopo perché così è la prassi. Quindi se la scomparsa è del 25 gennaio la denuncia alla polizia avviene il 26 e in tarda notte, dove viene trattato in malo modo dalla polizia egiziana” ha spiegato il papà di Giulio, aggiungendo che il collaboratore del nostro diplomatico “ha fatto fatica a farsi dare conferma di denuncia scritta: c’erano già dei segnali. Fin dall’inizio avevamo chiesto all’ambasciatore sia le immagini delle telecamere sia la geolocalizzazione del telefono, secondo noi non è stato fatto nulla di tutto questo”.

Mentre l’attuale ambasciatore italiano, Giampiero Cantini, “era stato inviato per agevolare lo scambio di dati fra la Procura italiana ed egiziana: non è avvenuto. Cantini è da tempo che non risponde alle nostre chiamate. Evidentemente risponde a interessi altri, diversi da verità e giustizia, mentre porta avanti con successo interessi commerciali ed economici come si evince dagli scambi tra Italia ed Egitto” dice il padre di Giulio. “Con l’invio dell’ambasciatore Cantini, dopo il 2017 si è interrotto il filo di comunicazione tra le Procure” ha detto Deffendi, dura anche con l’ambasciatore egiziano a Roma:  “Fa di tutto quest’uomo, è una cosa incredibile, incontra industriali, politici e poi dice che noi parliamo male dell’Egitto. Noi ringraziamo chi non va ai suoi incontri. C’e’ una trama incredibile sotterranea. Una prima barriera alla verità viene già fatta in Italia e qualcuno la permette”.

E’ evidente che Giulio è stato preso dagli apparati egiziani, tanto che Massari si attivò parlando con il ministro degli Interni e le stazioni di polizia” ha detto l’avvocato Alessandra Ballerini. Per il legale Massari si è mosso così “perché ce lo hanno ribadito altre persone, Giulio non è il primo italiano preso: è il primo che viene torturato e ucciso, ma altri italiani sono stati presi, e in un caso uno è stato molto maltrattato. Per questo motivo Massari ha usato una strategia sotto traccia, una strategia già collaudata nel tempo e funzionante per altri casi di italiani”. Nostri connazionali che, dopo essere stati rilasciati, “sono così terrorizzati che non parlano. Uno ci ha contattato, pentito per non aver parlato perché ci ha detto che magari si sarebbe saputo che l’Egitto non è un Paese sicuro”. Per l’avvocato è da capire per quale motivo un meccanismo “oliato” nel caso di “Giulio non ha funzionato”. “Dichiarare l’Egitto Paese non sicuro è un modo per far sapere che in quel Paese si rischia di fare la fine di Giulio e due o tre ragazzi fanno la fine di Giulio ogni giorno” ha dichiarato Ballerini.

Siamo costantemente spiati dagli egiziani ed ho presentato un esposto alla procura di Genova. Tempo fa ho comunicato al telefono con i nostri consulenti e loro sono stati subito chiamati a riferire dal commissariato di Doki. Ancora adesso ai convegni in Italia c’è qualche egiziano che fotografa i presenti” ha raccontato l’avvocato

“Io sono praticamente certa che se l’ambasciatore Massari non fosse andato all’obitorio noi non avremmo neanche saputo che Giulio era stato torturato. Massari ha compiuto un atto di coraggio, è dovuto quasi correre per andare all’obitorio altrimenti il corpo sarebbe probabilmente sparito” spiega Ballerini.  “Cos’ha funzionato? Ha funzionato la nostra rete di collaboratori al Cairo che rischia ogni giorno, gratuitamente, alcuni a volte per tutelare la loro incolumità devono dormire in macchina. Ha funzionato il presidente Roberto Fico, funziona mettersi una spilla gialla. Funziona che mettano striscioni, non quando li tolgono. Funzionano i bravi giornalisti che chiedono ad al-Sisi di Giulio” ha detto ai deputati il legale dei coniugi Regeni.

LA POLITICA

“Noi abbiamo delle aspettative che voi smuoviate la politica. Se la politica non collabora, la Procura di Roma fatica ad andare avanti” hanno detto i genitori del ricercatore rivolgendosi ai membri della commissione d’Inchiesta.  “Abbiamo collaborato con quattro Governi e con diverse persone. Abbiamo incontrato Renzi, l’allora ministro degli esteri Gentiloni poi divenuto premier. Poi Conte nel governo ‘Conte 1’ e nel governo ‘Conte 2’. Poi il ministro degli Esteri Di Maio e ancora prima l’allora ministro degli Esteri Moavero. Abbiamo incontrato anche il ministro degli Interni Alfano” ha raccontato la madre di Giulio.

“Incontrammo Gentiloni il 20 marzo 2017 e ci disse che ci avrebbe dovuto convincere della necessità di rinviare l’ambasciatore in Egitto. E noi gli rispondemmo che non ci avrebbe convinto. Poi ci chiamò il ministro Alfano e ci disse che avevano già deciso di rinviare l’ambasciatore al Cairo. E’ stata una fuffa velenosa quella di mandare l’ambasciatore Cantini. Vi chiedo di indagare su cosa stia facendo oggi lo studio dell’avvocato Angelino Alfano nei suoi rapporti con l’Egitto” afferma Deffendi. “Il 9 marzo” 2016 “incontriamo l’allora premier Renzi. Renzi ci ha chiesto di andare senza legale, ci è parsa una cosa strana. Noi abbiamo accettato, ma non lo rifarei” rivela la mamma del ricercatore. “Renzi ci dice che aveva una strategia per smuovere l’Egitto. Era partita la squadra che io chiamo dei ‘magnifici sette’ che io ringrazio tantissimo. Ci dice di avere fiducia”,

Il presidente della Camera Roberto Fico “rispetto alle altre situazioni è stato il primo che si è proposto di chiamarci per capire bene la storia. Nel maggio 2018 c’è stato il primo incontro con Fico. Ci saranno più incontri con lui. Nel giugno del 2018 abbiamo incontrato sia il ministro degli Esteri Moavero che il premier Conte. Noi ci rendiamo conto che spesso le persone del Governo non hanno chiara la storia di Giulio. Lui non era né un giornalista né un blogger: era un ricercatore” dice la signora Regeni.

IL LAVORO DI GIULIO

Giulio era andato al Cairo come ricercatore, non perché gli piaceva girare al Cairo per bancarelle” ha precisato la madre. “Doveva essere un approfondimento sul campo di una ricerca molto più ampia, storico-sindacale. L’Egitto doveva essere un focus come quello sui sindacati, sia quelli indipendenti sia quelli filo governativi. La sua ricerca era più ampia di quella che la stampa ha pensato di evidenziare. La ricerca di per sé non era pericolosa, sono tematiche abbastanza nella norma”

“Giulio – sottolinea la legale dei genitori – non è stato ucciso per la ricerca, ma perchè si trovava in regime paranoico che non ha rispetto per diritti umani. Giulio era con amici e pseudoamici che facevano ricerche molto più pericolose della sua e non hanno avuto problemi. O se ne hanno avuti sono stati limitati. Quando chiedo ‘perchè è successo?’, i nostri consulenti al Cairo mi dicono: ‘perchè sei nativa democratica, qui 3 o 4 persone fanno la fine di Giulio'”.

I PROSSIMI PASSI DELLA COMMISSIONE

“Dopo questa audizione sentiamo ancora di più la responsabilità della nostra missione, che è quella di arrivare fino in fondo nella ricerca della verità. Quindi ascolteremo tutte le persone coinvolte nella vicenda di Giulio Regeni, nominate in questa sede” ha dichiarato al termine della seduta Erasmo Palazzotto (Leu), presidente della commissione d’Inchiesta su Giulio Regeni, che ha ribadito, anche in merito alle possibili convocazioni dell’ambasciatore Cantini e degli ex premier Renzi e Gentiloni, che “chiederemo a tutti i protagonisti di venire in commissione a raccontarci cos’è successo in questi quattro anni, e valuteremo con l’Ufficio di presidenza se ascoltare gli ex premier e ministri, e quelli attuali”.

“Penso che da parte delle istituzioni di questo Paese si poteva fare di più. Ma penso anche che si è fatto molto. Da parte della Procura e ora anche da parte della politica. Cercheremo verità e giustizia” ha poi detto Palazzotto. Il presidente della commissione ha anche risposto sulle affermazioni dell’avvocato Ballerini, il quale ha riferito che sono spiati dagli egiziani anche in Italia: “Sarà mia premura, come parlamentare, chiedere alle autorità di verificare se ci sono delle attività di questo tipo, che non sono consentite”. Palazzotto ha ringraziato i genitori di Regeni “per come hanno animato la coscienza civile del Paese“, aggiungendo che la famiglia del ricercatore “ha la legittimità di chiedere alle istituzioni atti concreti e forti che restituiscano dignità al Paese”. (Public Policy) PAM