di Gaetano Veninata
ROMA (Public Policy) – “Pier Paolo Pasolini è una figura troppo complessa per provare a strattonarla nel 2025”, dice giustamente in aula alla Camera il deputato di Fratelli d’Italia Alessandro Amorese, durante la non indimenticabile commemorazione del poeta in occasione del cinquantesimo anniversario della morte.
E allora, direte voi, per non strattonare la sua figura Amorese non dirà nulla. Perché come fai a ricordare Pasolini, chi era Pasolini, senza citarne alcuni tratti. E quanti tratti aveva Pasolini?
Invece Amorese ci prova, a ricordarlo senza strattonarlo: “50 anni fa, Pasolini si reca a Lecce per quello che sarebbe stato l’ultimo suo incontro pubblico in un confronto con gli studenti. Anche in quell’occasione declinò il suo interesse per i dialetti, per le lingue delle piccole patrie. Si poneva già allora il problema della sopravvivenza delle culture popolari“. Le piccole patrie, detto oggi da un esponente di Fratelli d’Italia, suona un po’ come un argomento scivoloso. Andrei avanti.
Riproviamo: “È il Pasolini del sacro, della sacralità della vita, come è stato ricordato; coraggioso su più fronti, anche sull’aborto“. Il Pasolini pro life fa sempre il suo effetto, anche nel 2025.
Riproviamo ancora: “La libertà di schierarsi il 1 ° marzo 1968 con i figli del popolo (i poliziotti; Ndr) e non con quelli che chiamava i figli della borghesia”. Vabè, questo è un grande classico della destra e glielo perdoniamo, all’Amorese.
Ultimo tentativo: “Un eretico, un visionario, ma, al tempo stesso, anche un reazionario […] Il dialogo coraggioso, anche questo a volte eretico, con i grandi poeti del Novecento. Mi viene in mente Ungaretti, mi viene in mente Ezra Pound“. E chi sennò?
Fossimo in Serie A, l’arbitro sarebbe stato richiamato al Var*. (Public Policy)
*Amorese non se la prenda: sul tema è in ottima, bipartisan, compagnia





