Resocónto – La polizia, la noia, la nausea

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moravia

di Gaetano Veninata

ROMA (Public Policy) – Nel giorno in cui a Montecitorio (non in piazza, alla Camera) si aggirava con fare curioso un poliziotto..

Come?

Ah. No, era il ministro dell’Interno, scusate. Ricomincio.

Nel giorno in cui a Montecitorio (non in piazza, alla Camera) si aggirava con fare curioso il ministro dell’Interno vestito da poliziotto, in aula si parlava di letteratura.

È il Parlamento italiano, è fatto così, è bellissimo.

Prima Enrico Borghi (Pd): “Vorrei ricordare al presidente (della I commissione; Ndr) Brescia che forse lui, in maniera subliminale, ha fatto riferimento ad una categoria, la noia, che è stata l’espressione di uno dei più importanti romanzi del Novecento italiano, di Alberto Moravia, il quale poneva il problema del rapporto con la realtà attraverso la categoria del possesso. Vede, presidente Brescia, innanzitutto la categoria dal possesso è tipicamente borghese e mi meraviglio che voi, i rivoluzionari, i figli del popolo, gli alfieri della crescita dal basso verso l’alto, vi acconciate in una dimensione di questa natura!”.

Poi Riccardo Zucconi (Fratelli d’Italia): “Brevemente, perché non si passi dalla noia di Moravia direttamente alla nausea di Sartre, direi veramente e richiamerei veramente un po’ tutti, ma soprattutto chi ha più responsabilità, a un atteggiamento consono primo alla materia trattata e poi al rispetto reciproco”.

Infine Carlo Calenda, nel ‘suo’ Parlamento (ovvero Twitter). A chi gli fa notare, poeticamente e/o polemicamente “ma tu sei la nebbia”, risponde infatti “e gli irti colli”. Poi glielo fanno notare: Carlo, “agli” irti colli. E lui: “Essere agli irti colli è dura. Licenza poetica. (Public Policy)

@VillaTelesio