È la settimana del Codice di autoregolamentazione dei partiti

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ROMA (Public Policy) – Non se n’è fatto più nulla per tre mesi, ma questa settimana la modifica del Codice di autoregolamentazione dei partiti per le candidature alle elezioni tornerà al primo punto dell’ordine del giorno della commissione Antimafia. L’ultima seduta dedicata al tema è stata quella del 24 gennaio scorso, due settimane dopo la presentazione da parte della relatrice Dalila Nesci (M5s) del testo con i ritocchi al “codice Bindi”.

Nelle intenzioni del Movimento 5 stelle il nuovo testo – che recepisce alcune delle norme introdotte con gli ultimi provvedimenti che hanno modificato il codice penale, tra cui il ddl Anticorruzione (il cosiddetto Spazzacorrotti) – dovrebbe entrare in vigore in tempo utile per le elezioni europee e amministrative del 26 maggio.

Domani (mercoledì 27) la commissione è stata convocata, alle 20, per votare emendamenti e testo. Al momento, le proposte di modifica presentate sono quattro, a firma Forza Italia e Leu. Non è escluso, però, che anche la relatrice Nesci presenti qualche ritocco. Tutto dipende dall’interlocuzione tra il Movimento 5 stelle e la Lega.

Fonti parlamentari riferiscono, infatti, che “i lavori della commissione faticano ad andare avanti” in quanto “la maggioranza non è compatta”. Ma soprattutto sembrerebbe che “manchi un dialogo vero e proprio” tra i due partiti. Un “immobilismo” – riferiscono alcuni parlamentari – volto a “non incrinare” i rapporti tra i due alleati su temi così delicati, come quello del Codice di autoregolamentazione.

In ogni caso, oggi dovrebbe essere presa una decisione nel merito: lasciare il testo Nesci così com’è oppure modificarlo con emendamenti di maggioranza. Ma in commissione, tra le opposizioni, c’è chi sostiene che il ritocco del Codice “non vedrà mai la luce”.

I RITOCCHI AL CODICE BINDI

La bozza del Codice presa in visione allarga l’elenco dei reati che, se consumati o tentati, anche con sentenza in primo grado o in presenza del decreto che dispone il giudizio o della citazione diretta a giudizio, faranno scattare il marchio di “impresentabile” per la commissione di inchiesta antimafia.

Tra i nuovi reati, aggiunti nel testo del nuovo Codice di autoregolamentazione, ci sono quelli di violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti; traffico di influenze illecite; turbata libertà degli incanti; turbata libertà del procedimento di scelta del contraente; astensione dagli incanti; inadempimento di contratti di pubbliche forniture; frode nelle pubbliche forniture; assistenza agli associati; prostituzione minorile; adescamento di minorenni; accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico; installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche; tratta di persone; intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro; bancarotta fraudolenta; false comunicazioni sociali e false comunicazioni sociali delle società quotate; corruzione tra privati e istigazione alla corruzione tra privati.

Inoltre, la bozza del nuovo Codice prevede l’incandidabilità dei soggetti destinatari di provvedimento di unificazione di pene concorrenti, o comunque di più sentenze o decreti penali di condanna, quando le pene per delitti non colposi, consumati o tentati, cumulate fra loro superino il limite di quattro anni. Altra novità riguarda la prevista incandidabilità nel caso in cui sia stata emessa una sentenza di condanna che comporti l’incapacità di contrattare con la Pubblica amministrazione. (Public Policy) SOR-NAF