Twist d’Aula – Un Governo tassa e spendi. Per scelta

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Talvolta le tasse vengono alzate per scelta obbligata, una guerra, un’emergenza o per evitare il default, ma la maggior parte delle volte si tratta di una scelta politica ben precisa a favore di alcune categorie, come sta facendo questo Governo. La flessibilità concessa da Bruxelles, i bassi tassi di interesse, i maggior incassi dovuti alla fatturazione elettronica e le minori uscite per quota 100 e reddito di cittadinanza, infatti, hanno permesso di evitare gli aumenti dell’iva e avrebbero perfino consentito di non alzare le tasse.

La scelta però è stata diversa, perché oltre alle uscite già previste, tra cui le cosiddette spese ‘indifferibili’, servono tre miliardi per un bonus da 1000 euro l’anno a 4,5 milioni di lavoratori dipendenti (fino a 35.000 euro di reddito lordo), altri 600 milioni da destinare a qualche famiglia con figli, senza contare, per esempio, i 250 milioni per allungare di qualche mese l’agonia di Alitalia. Per cui ci sono 6,5 miliardi in più che entrano grazie al decreto fiscale e altri 8,5 dalla legge di Bilancio. In particolare, 5 arrivano da nuove micro-tasse, come se di balzelli non ne esistessero già parecchi.

E così, dove si trovano i soldi? Cancellando a due mesi dall’entrata in vigore la flat tax al 20% per le partite iva fino a 100.000 euro lordi di ricavi, senza tenere in conto se queste ingaggiano poi molti altri lavoratori. E poi con altre imposte da Stato etico, come sulle cartine da tabacco con aumenti di 50 centesimi a pacchetto, 88 milioni di maggiori introiti sulle sigarette tradizionali (quelle elettroniche, nuovo asset strategico delle multinazionali del tabacco, passano indenni). E poi nuove tasse sulle bibite zuccherate, sulle vincite ai giochi (dal 12 al 15% oltre i 500 euro) e la tanto contestata – dalle imprese – plastic tax.

Senza dimenticare l’aumento del 300% del prelievo su chi usa un’auto aziendale, l’unificazione di Imu e Tasi e una stretta sulle centrali, sui concessionari autostradali e vedremo che altro. A questo bisogna poi aggiungere l’effetto annuncio per quanto riguarda l’aumento dell’aliquota sulla cedolare secca al 12,5% (poi ritirato), su quelle ipotecarie e catastale, come anche la stretta sulle partite iva fino a 65.000 euro di ricavi, se davvero arriverà il dietrofront.

Ora questa ondata di nuove tasse, concrete o annunciate che siano, ha qualche speranza di rilanciare l’esangue economia italiana proprio quando il mondo rallenta e l’Europa si ferma? Di cambiare qualcosa sulla produttività assente, gli investimenti che fuggono, il tessuto economico nel suo complesso? E poi, anche a livello politico, tutto ciò davvero vale la candela di un bonus da mille euro l’anno a lavoratore? Per il Governo, evidentemente si. Per cui, per capire dove vuole andare a parare, follow the money. (Public Policy)

@m_pitta