Twist d’Aula – Oltre il fumo c’è l’arrosto

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cannabis canapa

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Tra gli effetti collaterali della maggioranza gialloverde ce n’è uno che riguarda la canapa. Alcuni deputati a Montecitorio, infatti, prima si sono intestati la difesa degli interessi della filiera industriale e agricola della pianta. E successivamente anche le istanze degli attivisti pro-cannabis. Ma così, agli occhi degli alleati leghisti, rischiano di fare di tutta l’erba un fascio. E di perdere entrambe le battaglie.

Purtroppo, quando si parla di canapa scatta sempre il riflesso pavloviano che fa pensare subito alla droga. Ma non è così. Come l’energia nucleare non è solo bomba atomica, così dal “maiale vegetale” (come pianta di cui non si butta via nulla) si produce molto più dello spinello: tessuti, alimenti, cosmetici, edilizia, legno, biocarburanti e perfino i componenti di una Porsche da competizione. Fino a 70 anni fa l’Italia era tra i più grandi produttori al mondo e dopo l’approvazione nella scorsa legislatura della legge 242, che regolarizza il settore agricolo, sono tornati ad aprirsi spazi importanti per i coltivatori, che ad oggi contano più di 3.000 ettari, in costante crescita, con 700 nuove aziende nate solo lo scorso anno. Anche se resta tuttavia una zona grigia dal punto di vista legale, soprattutto per quanto riguarda i 15.000 distributori.

Un’ambiguità che deriva dalla confusione che si fa tra la pianta e il suo prodotto, tra una filiera totalmente legale e la battaglia antiproibizionista. A Montecitorio qualcuno sta provando a rimediare. Per esempio con la pdl 1038 (prima firma Cunial). E poi con la risoluzione di Benedetti e Cecconi (ex grillini ora nel Misto), che potrebbe avere un iter più veloce, avendo subito riscosso ampio interesse perfino della Lega, sempre contraria ad ogni forma di legalizzazione. O almeno avrebbe potuto, perché nonostante sia stata discussa sia formalmente (dai 5S Gallinella, Sarli e Gagnarola, da Pini del Pd e da Bond di Forza Italia) che informalmente (Boldi, Viviani e Molinari della Lega e Rizzetto di FdI), ha subito uno stop dopo che agli interessi delle aziende sono stati sovrapposti quelli degli “attivisti”.

Così la convergenza parlamentare a sostegno di un settore innovativo, con ampi margini di crescita, che produce valore aggiunto, crea posti di lavoro e paga le tasse rischia di saltare. La settimana scorsa a Montecitorio l’associazione che riunisce i produttori agricoli aveva chiesto “severi controlli”, un bollino di qualità, un numero seriale e la piena tracciabilità legale (iso 9001 e 22005) dei prodotti, specie per gli alimentari e i cosmetici. Sembrava si potesse andare avanti, ponendo un rimedio all’incertezza normativa attuale di cui si lamentano anche le forze dell’ordine. Ma ora tutto rischia di andare in fumo.

Dopo che la fichiana Cunial e la transfuga Benedetti hanno deciso di accogliere in Parlamento, oltre ai rappresentanti delle imprese, tutto il mondo della cannabis, il ministro Fontana ha mandato un messaggio allarmato a Salvini. In Fratelli d’Italia hanno deciso di dare battaglia sul tema, nella speranza di sostituire i grillini nella maggioranza. Il senatore azzurro Mallegni ha definito l’appuntamento “inaccettabile” e “vergognoso” chiedendone la sospensione.

Il punto è che se le istanze proibizioniste dovessero travolgere anche quelle industriali, saremmo di fronte ad una sorta di suicidio. Anche perché il mercato europeo potrebbe arrivare a valere a breve fino a 30 miliardi di euro e sarebbe controproducente autoescludersi, soprattutto con la nostra storia produttiva. Al di là di valutazioni etiche sul consumo ricreativo della cannabis bisogna fare i conti con la realtà. O meglio, i grillini devono farli con l’alleato che si ritrovano. (Public Policy)

@m_pitta