Twist d’Aula – Le scommesse multiple del 2021

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – A mettere in fila le cose che dovrebbero andare bene per sperare in un 2021 migliore dal 2020 serve un atto di fede. Quando si poserà la polvere del dibattito in merito alle nuove restrizioni natalizie e alla “verifica” di Governo, una volta approvata una legge di Bilancio in cui il Parlamento svolge un ancora una volta ruolo marginale, si aprirà un anno determinante. Perché pieno di incertezze. Vaccino, Recovery Plan, fallimenti delle imprese e divieto di licenziamenti, bad bank (italiana o europea): tante, forse troppe, sono le congiunzioni che dovrebbero realizzarsi. Come una scommessa multipla dalla quota altissima.

Prima di tutto, sul lato sanitario. Alcuni Paesi hanno già iniziato le vaccinazioni. Altri sono pronti. Noi forse (no). Tuttavia, per vaccinare tutti e 60 milioni (circa) di italiani entro il 2021 (ciascuno due volte per il richiamo), significa 328mila persone al giorno, festivi compresi. Il commissario Arcuri sostiene che ce la faremo per settembre. Vedremo. Tuttavia, guardando come è andata a finire con l’antinfluenzale, posti per la terapia intensiva, assunzione di personale medico e sanitario, su tamponi, tracciamenti e trasporti non c’è da stare tranquillissimi. Tanto più se, come ha scritto Alessandro Barbano, il 90% dei morti per Covid non è nemmeno passato per le terapie intensive. Dalla litania del “Paese modello”, la realtà ci dice che – dopo Perù, Belgio e San Marino – siamo il Paese con il maggior numero di morti in rapporto alla popolazione. Con un numero di morti uguale a quello del 1944. Non è andato proprio tutto bene.

In economia non va meglio. Mentre secondo l’Fmi a fine anno prossimo il mondo avrà recuperato il livello del 2019, noi torneremo ai livelli pre-Covid solo nel 2023 – dice Bankitalia – che comunque erano inferiori a quelli del 2008. Nel 2021 la ripresa doveva essere del 5%, ma più probabilmente sarà intorno al 3%, nuove ondate permettendo. Tanto che in audizione parlamentare sulla manovra sia la Corte dei conti che Upb hanno chiesto di (ri)aggiornare il quadro previsionale, giudicato troppo ottimistico. Quando verrà rimosso il blocco dei licenziamenti si potrebbe aggiungere almeno un altro milione di disoccupati alle 500.000 persone che hanno già perso il lavoro. Secondo via Nazionale un’impresa su quattro è a rischio fallimento. Un bomba pronta ad esplodere anche nel credito bancario. Per questo, specie a Bruxelles, si lavora ad una bad bank. Riusciremo a non ripetere gli errori commessi negli anni scorsi sulle banche?

Soprattutto, sono almeno vent’anni in cui non abbiamo saputo cogliere nessuna delle opportunità che ci sono passate davanti. Il debito pubblico già alto è schizzato dal 133% a circa il 160% del Pil. L’unica speranza perché sia sostenibile quando l’ombrello della Bce e dell’Europa andranno a chiudersi, è un uso efficace del Recovery Fund. Tuttavia bisogna chiedersi: se in 13 anni abbiamo speso la metà dei 178 miliardi disponibili dei fondi di coesione europei, perché adesso ne dovremmo riuscire a spendere 209 nella metà del tempo? Per la cabina di regia?

Naturalmente, pur volendo credere ad un magistrale e sapiente utilizzo dei fondi europei, questo potrebbe non bastare. Tante sono infatti le questioni aperte da anni e a cui si deve ancora trovare una soluzione. Durante questa emergenza lo “Sblocca cantieri” non ha sbloccato i cantieri; il decreto Semplificazioni non ha semplificato; il Rilancio Italia non rilanciato, la burocrazia non è stata riformata. E avanti così. Verrebbe da chiedersi: perché dovrebbe accadere adesso? Sarà che ogni anno che passa siamo certamente più vecchi e probabilmente anche più scoraggiati, ma certo di fronte a un razionale pessimismo – per credere che il 2021 sarà migliorepiù che l’ottimismo della volontà serve un atto di fede. Qualcuno, più laico, dice un cambio di Governo. Buone feste. (Public Policy)

@m_pitta