Twist d’Aula– Dove gira la Manovra? (Non in Parlamento)

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di Massimo Pittarello 

Roma (Public Policy) – Le misure con cui il governo ha trovato la quadra con Bruxelles sulla legge di Bilancio non sono a saldi invariati, né a somma zero. Per non rinunciare a quota 100 e reddito di cittadinanza i gialloverdi sono dovuti andare a prendere i soldi da altre parti. E proprio sul dove, sui contenuti dell’accordo, è definitivamente esplosa la tensione tra Giorgetti e Di Maio, con i due che non si salutano nemmeno più.

Per esempio, per il 2019 vengono tolti 600 milioni di investimenti a Ferrovie dello Stato. Eppure i convogli ad Alta Velocità sono cresciuti da 217 a 352 unità negli ultimi anni, mentre le linee restano le stesse (la direttissima Roma-Firenze sui cui viaggiano anche i regionali fino a 140 chilometri l’anno, è del 1992) e le stazioni pure (a Termini circa 900 arrivi al giorno, a Milano Centrale più di 750). E non è un caso che un treno su due sia in ritardo, con un più 10% registrato nell’ultimo anno.

Le cessioni di immobili per 1,25 miliardi in tre anni, poi, oltre arrivare in un mercato saturo, rischiare di essere una (s)vendita una tantum ed avere profili di dubbia costituzionalità per quanto riguarda le proprietà degli enti locali, sono tutte da dimostrare. Soprattutto, a differenza di quanto previsto per i beni mobiliari, potrebbero andare ad abbattere il deficit e non solo il debito. Un po’ come una famiglia che vende i gioielli per finanziarsi le vacanze.

C’è poi l’abrogazione del credito d’imposta per chi fa investimenti in beni nuovi. E niente più sgravi Irap per chi assume lavoratori a tempo indeterminato. E fine anche dell’aliquota ridotta Ires per Onlus e volontariato. Va bene che forse abbiamo una eccessiva stratificazione di deduzioni e detrazioni, ma forse non è questo il modo di risolverlo.

Sempre per lasciare soldi a disposizione di pensioni e reddito di cittadinanza, inoltre viene definanziato di 100 milioni in due anni il fondo per favorire lo sviluppo del capitale immateriale, le produttività e la competitività (addio Max Planck). E anche le assunzioni previste nella Pubblica Amministrazione vengono rinviate di qualche mese. E avverranno solo secondo il turn over stabilire. A parte i Comuni, che potranno assumere uscieri e amministrativi, mentre le Università no.

Senza dimenticare che nel 2020 viene programmato un aumento dell’Iva da 13,7 a 24 miliardi, che diventano 29 miliardi nel 2021. Insomma, si prevede di alzare le tasse indirette – su tutti, indistintamente – per dare soldi ad un segmento ancora indefinito, ma ben distinto di persone: i quota 100 dei prossimi tre anni e la platea di chi potrà usufruire il reddito di cittadinanza. Inoltre, ci sono due miliardi di tagli lineari ai ministeri (sport, istruzione, ricerca, sicurezza, salute).

Ecco, si può discutere di flat e web tax, del blocco degli aumenti delle pensioni sopra i 1.500 euro, di concessioni balneari e di molte altre misure. Il maxi emendamento giunge oggi alle 16 in aula, con fiducia, senza possibilità di essere esaminato dal Parlamento. Oltre ad essere un precedente assurdo e pericoloso, sposta tutto nel governo lo scontro.

E, visti i risultati, colui che a Palazzo Chigi lega i fili tra Francoforte e Nord Italia, tra Quirinale e Lega, che ascolta il tessuto produttivo e che si preoccupa dell’economia, è molto preoccupato dell’economia. E anche per il futuro. Per questo ha smesso di parlare con Di Maio e, anzi, non frequenta più nemmeno le stesse riunioni. Mentre si sente spesso con Zaia e Maroni… Buon fine anno. (Public Policy)

@m_pitta