Twist d’Aula – Regole retroattive e nuovi balzelli: cantieri a rischio

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Fosse stato un altro Governo, con un altro presidente del Consiglio, si sarebbe scatenato il pandemonio. Senza preavviso e in modo retroattivo, con il decreto Anti frodi sono state cambiate in corsa le regole sui bonus edilizi, di fatto paralizzando l’unico settore che era davvero ripartito. A lavori in corso, è il caso di dirlo, con l’ambizione di cercare e fermare i responsabili delle truffe sulle agevolazioni fiscali si è infatti sparato nel mucchio introducendo nuovi vincoli che hanno mandato in tilt il settore. I sistemi informativi sono rimasti bloccati per quasi due settimane. Per 20 giorni nessuno ha saputo come andare avanti: cantieri bloccati, progetti cancellati. E ora certezze sul futuro, su proroghe e modalità di superbonus, bonus ristrutturazioni, ecobonus, facciate, sismabonus, etc.. davvero poche. E questo certamente non aiuta la ripresa, né tantomeno rappresenta quella “certezza delle regole” che chiedono gli operatori economici per programmare e investire.

Il rimbalzo post-pandemico è migliore delle stime del Governo, che ha volontariamente tenuto basse le previsioni per accumulare margini di manovra nelle pieghe del bilancio pubblico. Comunque, non c’è ancora nessun boom. Come certificato già dall’estate del 2020, lo sprint arriva principalmente dalla manifattura e dalla ripresa delle esportazioni. Sul mercato interno, invece, c’è un rimbalzo tecnico della domanda alimentata dal tesoretto di liquidità accumulato dagli italiani sui conti correnti durante i mesi di restrizioni. Risultati superiori alle attese sono però arrivati dal settore dell’edilizia anche grazie ai vantaggi fiscali, che ora sono però diventati un boomerang. Nella legge di Bilancio il Governo è intervenuto prorogandone alcuni, modificandone e riducendone altri, cancellandone altri ancora. Il punto è che non ha dato certezze. Anzi, ha scatenato il panico.

Certamente tali agevolazioni hanno un costo per l’erario, ma in questi mesi hanno rianimato una lunga filiera dell’edilizia che, considerando l’indotto, pesa per circa il 20% del Pil. Si tratta principalmente di imprese del made in Italy (impiantistica, illuminotecnica, mobile, arredo), con un moltiplicatore del Pil di uno a tre. Tra l’altro, con tali sostegni sono stati avviati progetti di riqualificazione urbana, più necessari che mai in un Paese dove il 58% delle abitazioni è stato costruito prima del 1970 e con gli edifici responsabili del 40% del consumo di energia e del 36% delle emissioni di Co2. È chiaro che nuove finestre e nuovi termosifoni rendono la sostenibilità concreta e vantaggiosa per l’economia.

Comunque, dopo il varo del decreto per alcuni giorni non è stato chiaro se e come fosse possibile procedere con la cessione del credito. Si è intervenuti a lavori in corso, con preventivi accettati, ordini in produzione, mandando in confusione imprese, lavoratori, indotto, fornitori, negozi e clienti. Forse sarebbe stato razionale programmare l’introduzione di nuove regole con qualche settimana di preavviso, il tempo di organizzarsi, e nel frattempo annunciare e poi eseguire severi controlli. Invece, anche in questa occasione, non si è provato a punire i responsabili, ma si è fatta una nuova legge che colpisce indiscriminatamente tutti, onesti e disonesti, e che aggiunge nuovi balzelli (asseverazione fiscale e visto di conformità hanno un costo). Si dirà: ma il cittadino può comunque recuperare tutto in 10 anni. Ora, a parte che su una spesa di 20.000 euro vuol dire 500 euro l’anno, ma è poi chiaro che anticipare solo la metà della somma è un impegno diverso. Senza considerare che gli “incapienti” non possono accedere alle agevolazioni fiscali.

Tra l’altro, questa novità arriva proprio mentre il settore soffre più di altri i rincari sui prezzi delle materie prime. Chissà se il decreto ministeriale a cui fare riferimento per valutare la congruità dei prezzi tiene conto degli aumenti vertiginosi che ci sono stati su rame, ferro, cemento, legno, acciaio. Che poi si può anche ricordare che, come al solito, se sono un truffatore non avrò difficoltà a ingaggiare un commercialista e un direttore lavori compiacente che firmino qualunque documento. E il mio ambito sarà quello di grandi progetti costosi. Se, invece, sono un normale cittadino o un’onesta impresa con il suo piccolo cantiere, oltre al danno di regole che mi fanno saltare i lavori, ho anche la beffa di guardare i malfattori continuare a farla franca. (Public Policy)

@m_pitta