Patent box, manca l’accordo Mise-Mef: intervento in Manovra

0

di Francesco Ciaraffo

ROMA (Public Policy) – Manca l’accordo, in sede governativa, sulle modifiche sul patent box, tanto che l’intervento correttivo sul dl Fiscale richiesto da più parti slitterà in manovra. Lo apprende Public Policy.

Il dl Fisco, attualmente all’esame del Senato, modifica la disciplina vigente del patent box, il regime opzionale di tassazione agevolata per i redditi derivanti dall’utilizzo di software protetto da copyright e di brevetti industriali, di disegni e modelli. Il provvedimento approvato da Palazzo Chigi sostituisce la norma che prevede la parziale detassazione dei redditi derivanti da alcune tipologie di beni immateriali giuridicamente tutelabili, con un’agevolazione che maggiora del 90% i costi di ricerca e sviluppo sostenuti in relazione a tali beni. Una soluzione però giudicata da molti troppo peggiorativa, tanto che i tecnici del Governo lavorano da giorni a una soluzione anche alla luce dei molti emendamenti parlamentari presentati sul punto che chiedevano l’abrogazione dell’articolo in questione.

Nei giorni scorsi era stata paventata una possibile soluzione, cioè la cumulabilità della deduzione al 90% con il credito d’imposta in ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica, design e ideazione estetica. L’ipotesi, però, non è mai stata portata in commissione. I tecnici di Mise e Mef hanno continuato quindi a lavorare tanto da arrivare – in base a quanto risulta a Public Policy – a un nuovo testo emendativo. Questo conferma la possibilità di cumulare la deduzione al 90% con il credito d’imposta, ma specifica che per accedere al beneficio fiscale il contribuente debba presentare una relazione munita di visto di conformità che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto al regime fiscale agevolato nonché la veridicità e congruenza della relativa documentazione. E ancora, si punterebbe a prevedere che il contribuente debba destinare un ammontare corrispondente al risparmio d’imposta ad attività di ricerca e sviluppo.

L’ultima versione messa a punto dal Governo, e anche questa non depositata nelle commissioni, mirava a prevedere novità anche per la definizione dell’accordo con l’Agenzia delle entrate per l’utilizzo diretto del contributo. In questo caso – era la novità allo studio – l’Agenzia delle entrate, per la definizione dell’accordo, avrebbe potuto basarsi anche su indicatori di remunerazione presuntiva calcolati sulla base della redditività media determinata con decreto del Mef di concerto con il Mise. (Public Policy) 

@fraciaraffo