Verso la manovra, con 5 fattori favorevoli: ma il Governo è maturo?

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di Lorenzo Castellani

ROMA (Public Policy) – Il Governo è già entrato nel vivo dello studio delle misure per la prossima legge di Bilancio e nella contrattazione con la Commissione europea riguardo al livello di deficit e alla gestione delle clausole di salvaguardia. Fino a poche settimane fa la manovra si annunciava come molto complessa per gli attriti tra i due partiti della maggioranza, per i limiti imposti dalle regole europee, per i ventitre miliardi da trovare per disinnescare le clausole di salvaguardia previste dagli accordi europei.

Paradossalmente, però, il quadro politico in cui ora si sviluppa la discussione sulla legge di Bilancio potrebbe essere più favorevole al Governo, per una serie di fattori, rispetto ciò che si prospettava qualche mese fa.

Il primo è senza dubbio la decisione di Mario Draghi di riaprire il piano di acquisto di titoli pubblici e, se opportuno, ricorrere a strumenti ulteriori come il taglio dei tassi. Per il Governo italiano è una buona notizia perché il governatore della Bce in nome della stabilità dell’Eurozona e per fronteggiare una crescita asfittica in tutti gli Stati continuerà a scudare i debiti pubblici, iniettare ulteriore liquidità nel sistema e rilanciare le esportazioni.

Il secondo fattore positivo è politico. La resa dei conti tra le due forze di Governo è arrivata alle elezioni europee ed ha visto il netto prevalere della Lega. Oggi Salvini domina l’agenda economica dell’Esecutivo e Di Maio si è accodato al leghista sulla necessità di tagliare subito le tasse. La conflittualità tra le due forze politiche, per il grilletto puntato sulle elezioni anticipate da Salvini, potrebbe essere inferiore a quella degli scorsi mesi e anche la gestione del programma di governo dovrebbe diventare meno simmetrica rispetto a quella dello scorso anno, quando entrambi i partiti avevano necessità di varare politiche che facessero seguito alle robuste promesse elettorali di pochi mesi prima. Un Esecutivo di fatto a trazione leghista sarà più impegnato sul fronte dei rapporti con l’Unione europea e con gli investitori che nelle contrattazioni interne alla maggioranza.

Il terzo fattore è istituzionale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è più volte intervenuto nel corso del primo anno di vita del Governo giallo-verde per correggere oppure orientare la linea dell’Esecutivo. Il Quirinale si è in primo luogo preoccupato della gestione della finanza pubblica e soprattutto di mantenere buoni rapporti diplomatici con gli altri Paesi europei quando sono nate delle tensioni, come con la Francia di Macron. Tuttavia, in queste ultime settimane il capo dello Stato è impegnato su un altro fronte, quello dell’indagine che ha investito il Consiglio superiore della magistratura che egli formalmente presiede. Lo scandalo ha messo in imbarazzo il Quirinale, poiché Mattarella è un ex giudice costituzionale e nelle indagini è stato coinvolto il partito che lo ha eletto allo sommità della Repubblica. Il presidente negli ultimi giorni ha adottato una strategia di basso profilo e scarso interventismo nelle questioni che esulavano dai rapporti tra politica e magistratura. Tutto ciò va a vantaggio della maggioranza di governo che per qualche tempo potrebbe subire meno il filtro di Mattarella negli affari europei ed internazionali.

Il quarto vantaggio è il generale rallentamento economico dei Paesi europei. In queste condizioni di crescita anemica è politicamente difficile sostenere che la ricetta economica degli ultimi anni caldeggiata dalla Commissione europea abbia funzionato a dovere. L’interesse comune a trovare qualche forma condivisa di stimoli economici sembra dunque maggiore rispetto agli scorsi anni. Certo c’è sicuramente una componente internazionale, i dazi del presidente Trump, nella frenata ma è complesso, in questo contesto, spiegare agli elettori che si debba andare avanti senza deviazioni di rotta. E soprattutto senza che i partiti popolari e socialisti al governo in molti Stati membri continuino a perdere consensi. Di questo status-quo il Governo Conte potrebbe approfittare se solo avesse la forza di fare proposte economiche forti e sostenibili per i mercati finanziari sia sul piano nazionale che europeo.

Il quinto vantaggio è dato dalle contrattazioni per il rinnovo degli incarichi europei. Con la Commissione in uscita l’Italia può sfruttare il gioco politico per la composizione del nuovo governo dell’Unione europea e il rinnovo del board della Banca centrale europea. È una situazione che si ripete ogni cinque anni e che il Governo italiano può sfruttare sia per contrattare posti e concessioni economiche che per ricucire alleanze.

Questi fattori potenzialmente favorevoli non devono ingannare gli osservatori e far credere di avere davanti uno scenario da lenti rosa. Sarà infatti compito del Governo italiano saper giocare questa partita con prudenza e sapienza. I suoi leader sono di fronte alla prova di maturità in un contesto che muta rapidamente e non necessariamente a sfavore. Tuttavia l’Italia, per la sua crescita asfittica e il suo debito pubblico, resta sempre in una posizione di debolezza rispetto ai partner europei. Provare a capitalizzare la boccata di ossigeno sui titoli di stato offerta dalla Bce richiede un delineamento preciso delle priorità e soprattutto un piano da mostrare agli altri Paesi per ottenere una maggiore flessibilità in cambio.

Rispetto allo scorso anno il Governo può contare sull’esperienza: evitare azzardi rispetto alle reazioni dei mercati finanziari e scostamenti eccessivi rispetto alla linea tracciata da Draghi; astenersi dal moltiplicare priorità e politiche per avere tutto e subito. Lo scorso anno reddito di cittadinanza, maggiore spesa pensionistica e tagli fiscali hanno disperso le risorse a disposizione del Governo e l’impatto di queste politiche sull’economia sembra essere per ora molto modesto. Le micro-politiche, poco finanziate e frammentate, non aiutano la ripresa di investimenti e crescita né aumentano il capitale di fiducia politica con il resto d’Europa. Servirebbe, invece, un piano complessivo con una sola forte priorità, ad esempio i tagli fiscali su imprese e lavoro, ed alcune concessioni all’Unione, qualche taglio di spesa o investimenti pubblici a cui possano partecipare le imprese degli altri Stati membri. In generale, comunque, le condizioni sono migliori del previsto per l’Italia. I prossimi mesi ci diranno se il Governo avrà imparato o meno a pensare attraverso la storia e ad agire imparando dall’esperienza. (Public Policy) 

@LorenzoCast89