Nazionalizzare Bankitalia, nessun emendamento da Lega e M5s

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ROMA (Public Policy) – In commissione Finanze alla Camera sono stati presentati circa 60 emendamenti alla pdl Meloni per la ‘nazionalizzazione‘ di Bankitalia, tutti a firma FI e Pd. Alcuni di questi puntano, in sostanza, ad abrogare sul nascere le norme della proposta (che si compone di 2 soli articoli). Alla fine, invece, non è arrivato l’emendamento sopppressivo da parte della Lega, che era tra le ipotesi iniziali allo studio del gruppo del Carroccio.

Alcune proposte FI chiedono anche che gli effetti delle norme possano esplicarsi solo tra alcuni anni (comunque non prima della primavera 2020) e che siano condizionati a un parere obbligatorio della Bce circa effetti relativi all’indipendenza di Bankitalia.

La proposta di FdI, che mostra alcune criticità tecniche, intende trasferire al Mef le quote di proprietà della Banca d’Italia detenute da soggetti privati e consentire che tali quote circolino solo presso soggetti pubblici. La cessione deve avvenire al valore nominale delle quote. In caso di approvazione, verrebbe meno, attraverso l’abrogazione esplicita delle norme in materia del dl 133/2013 (‘Disposizioni urgenti concernenti l’Imu, l’alienazione di immobili pubblici e la Banca d’Italia’) l’attuale assetto proprietario di Bankitalia.

In particolare, l’articolo 1 della pdl dispone che, a decorrere dal 1° marzo 2019, le quote di proprietà della Banca d’Italia detenute da soggetti privati siano acquisite dal ministero dell’Economia “al loro valore nominale, come stabilito dall’articolo 20 del regio decreto-legge 12 marzo 1936, n. 375 ,convertito, con modificazioni, dalla legge 7 marzo 1938, n. 141”. Viene previsto inoltre che il Mef sia autorizzato a cedere le proprie quote esclusivamente a soggetti pubblici. La pdl affida poi a un dpR, da adottare entro 3 mesi dalla sua eventuale entrata in vigore, il compito di disciplinare le modalità di trasferimento delle quote.

A tal proposito, altre proposte emendative, arrivate sia dal Pd che da FI, chiedono che l’eventuale acquisizione da parte del Mef delle quote detenute da soggetti privati debba avvenire invece al loro ultimo valore di acquisto, al loro ultimo prezzo di acquisto o al loro ultimo valore iscritto in bilancio. Questo per evitare quello che viene considerato un rischio per la solidità patrimoniale del sistema bancario e assicurativo italiano, che si determinerebbe applicando il valore nominale del 1938. In questo caso, secondo i proponenti, Pd si potrebbero determinare delle perdite economiche nei bilanci delle banche e delle compagnie assicurative che hanno rivalutato contabilmente le proprie quote in Bankitalia.

Sulla proposta era stata chiesta dalla commissione Finanze una relazione alla Bce (Banca centrale europea), che ad oggi non sarebbe ancora arrivata, riferiscono fonti di maggioranza. L’iter in commissione della proposta (‘Norme per l’attribuzione a soggetti pubblici della proprietà della Banca d’Italia’) era cominciato lo scorso 20 febbraio (relatrice è la deputata M5s Francesca Anna Ruggiero, M5s). In quell’occasione la presidente della VI commissione di Montecitorio, Carla Ruocco (M5s), aveva specificato che la conferenza dei capigruppo aveva previsto la calendarizzazione del provvedimento in assemblea per il mese di marzo, ma l’esame poi non è più proseguito. Adesso è all’ordine del giorno della VI oggi, domani e giovedì. (Public Policy)