Voucher, Jobs act, sindacati: cambierà qualcosa con il Governo M5s-Lega?

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jobs act

di Francesco Ciaraffo

ROMA (Public Policy) – Chiuso il contratto di Governo tra Lega e M5s, si attendono le scelte di Sergio Mattarella per vedere se e come si formerà il Governo.

Ma il contratto, quello che è il vero e proprio programma del prossimo Esecutivo, merita qualche parola soprattutto per quanto riguarda i contenuti relativi a Imprese&Lavoro. Tra i temi presenti: il salario minimo orario; la riduzione strutturale del cuneo contributivo; le semplificazioni burocratiche per le imprese; il rafforzamento delle politiche attive; un generico impegno di contrasto alla precarietà; attenzione anche alla formazione in un’ottica di adeguamento all’innovazione tecnologica. C’è anche un impegno sui voucher (ma ne parleremo meglio tra qualche riga). Scontato (perchè d’accordo entrambe le forze) la riforma delle pensioni con il superamento della Fornero. E inserito all’ultimo minuto un riferimento al Jobs act, ‘complice’ nel causare precarietà.

C’è anche qualche riga su Ilva. “Ci impegniamo, dopo più di trent’anni, a concretizzare i criteri di salvaguardia ambientale, secondo i migliori standard mondiali a tutela della salute dei cittadini del comprensorio di Taranto, proteggendo i livelli occupazionali e promuovendo lo sviluppo industriale del Sud, attraverso un programma di riconversione economica basato sulla progressiva chiusura delle fonti inquinanti, per le quali è necessario provvedere alla bonifica, sullo sviluppo della Green economy e delle energie rinnovabili e sull’economia circolare”. Si andrebbe verso la chiusura, quindi, per volontà soprattutto del M5s.

In riferimento ai voucher, gli strumenti per il lavoro occasionale aboliti dal Governo Gentiloni che li ha sostituiti con il ‘libretto famiglia’ e con il ‘contratto di prestazione occasionale’. Il M5s è sempre stata critica verso i voucher tanto che in un post sul blog delle stelle venivano definiti “lo strumento principe della precarietà diffusa”. Nella bozza di contratto si legge che “la cancellazione totale dei voucher ha creato non pochi disagi ai tanti settori per i quali questo mezzo di pagamento rappresentava, invece, uno strumento indispensabile.

La sua sostituzione con il cosiddetto ‘libretto famiglia’ e con il ‘contratto di prestazione occasionale’ ha soltanto reso più complesso il ricorso al lavoro accessorio, col rischio di un aumento del lavoro sommerso. Occorre pertanto porre in essere una riforma complessiva della normativa vigente volta ad introdurre un apposito strumento, chiaro e semplice, che non si presti ad abusi, attivabile per via telematica attraverso un’apposita piattaforma digitale, per la gestione dei rapporti di lavoro accessorio”. Quale sarà, quindi, la novità? Difficile capirlo da queste poche righe anche se sembrerebbe una via di mezzo tra i vecchi voucher (che avevano la forma cartacea, acquistabili anche in tabaccheria e che potevano essere usati per quasi tutte le tipologie di lavoro) e il ‘libretto famiglia’ che è attivabile solo per via telematica, ma limitato all’uso del lavoro domestico.

Un grande tema assente (scritto invece nel programma elettorale del M5s) è la riforma dei contratti a termine. Nel programma presentato agli elettori il Movimento dichiarava di puntare alla reintroduzione della causalità per i contratti a tempo determinato.

Se poi si cerca la parola ‘sindacato’ nella bozza i risultati saranno pari a zero. Eppure anche in questo caso il M5s nel proprio programma era chiaro: “tagliare gli anacronistici privilegi che, all’interno del sistema sindacale, hanno contribuito a creare situazioni da ‘casta’”. Nel programma era presente anche la volontà di prevedere che il finanziamento alle organizzazioni sindacali arrivi solo tramite il tesseramento. (Public Policy)

@fraciaraffo