“Anche un no vax ha diritto a eleggere il capo dello Stato”

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – Anche un parlamentare no vax ha diritto a eleggere il prossimo presidente della Repubblica, dice a Public Policy Francesco Clementi, professore di Diritto pubblico comparato all’Università di Perugia. “Dovremmo considerare il testo della Costituzione relativo alla composizione del plenum del collegio presidenziale come un testo che va rispettato su alcuni punti”, dice Clementi.

Punto primo, il voto a scrutinio segreto. “Il rispetto della lettura della scheda da parte della presidenza della Camera è tale che non si può rendere palese ciò che la Costituzione rende segreto”. Così, se da un lato “tutti i gli elettori votanti – anche quelli per il presidente della Repubblica – devono lasciare sul tavolo i cellulari prima di entrare nella cabina di voto”, la Costituzione, dice Clementi, “impone un diritto-dovere a tre soggetti diversi (deputati, senatori, delegati presidenziali) di essere messi in condizione dall’ordinamento di scegliere se votare o meno per il capo dello Stato. Dunque, è una loro libera scelta. Di certo l’ordinamento non può impedire il loro diritto di voto, che è basico, in quanto il seggio per l’elezione del presidente della Repubblica è un mero seggio elettorale, pari a quello delle ultime elezioni suppletive parlamentari di Roma 1. Questo significa che non si possono aggiungere ulteriori requisiti che impediscano l’accesso al voto. Questo limiterebbe la funzione costituzionale che costoro sono chiamati ad assolvere ai sensi della Costituzione. Insomma, da convinto sostenitore dei vaccini, ritengo che anche un parlamentare no vax abbia il diritto di arrivare a votare per l’elezione presidenziale, che è uno dei momenti più alti della vita delle nostre istituzioni repubblicane, senza che vi siano ulteriori restrizioni al suo voto, come l’impossibilità di viaggiare in assenza di green pass rafforzato, proprio per tutelare la funzione costituzionale che quell’elettore presidenziale rappresenta”.

Secondo punto, dice Clementi, “bisogna tutelare l’ordinamento in modo tale da favorire che anche coloro che sono positivi o in quarantena possano esplicare il loro voto. Alcuni colleghi hanno segnalato modalità e tecniche per consentire il voto a Roma degli elettori presidenziali che hanno problemi, o perché positivi o perché in quarantena. Posto che mi pare complessa ormai l’approvazione di una normativa dedicata per una votazione a distanza, si potrebbe farli votare in un seggio ospedaliero, come si è sempre fatto. D’altronde, l’impedimento per positivi e quarantenati non è da accumunare a quella dei malati assenti nelle 12 votazioni presidenziali precedenti: un conto infatti è essere malato e scegliere di non andare; un conto è che l’ordinamento impedisca ai positivi – i non pochi casi asintomatici – ed ai quarantenati di non votare, perché questa scelta verrebbe sottratta all’elettore presidenziale dall’ordinamento con un’imposizione, con un vincolo imposto dall’ordinamento. E questo, a me pare, incoerente rispetto alla funzione che la Costituzione gli affida. Dunque bisognerebbe introdurre una normativa, puntuale e specifica, tale da consentire la votazione anche di coloro che sono positivi, quarantenati o senza Green pass, in modo che partecipino esclusivamente alla votazione presidenziale. Questa normativa non sarebbe un lasciapassare per tutti, ma ben circoscritta e puntualmente vincolata alla funzione costituzionale per l’elezione del capo dello Stato”. (Public Policy)

@davidallegranti