Atreju e anti-Atreju: cosa ci dice il weekend romano

0

di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – Atreju e anti-Atreju. Già il fatto che i giornali l’abbiano messa in questi termini sottolinea la prevalenza politico-mediatica della festa di Fratelli d’Italia, la prima governativa, rispetto al Forum sull’Europa del Partito democratico. Il fine settimana appena trascorso segna l’avvio della campagna elettorale di Giorgia Meloni e di Elly Schlein per le elezioni europee (Matteo Salvini è già partito per tempo, Giuseppe Conte uguale). Meloni si trova alla soglia del trenta per cento, Schlein alla soglia del venti. Non è difficile insomma dire chi sta peggio, con una ulteriore differenza non di poco conto: l’aspirante rottamatrice del Pd, la segretaria che sta per festeggiare un anno di leadership, sta ancora cercando un’identità per il suo partito, un’identità che non riesce a dare.

La presidente del Consiglio può invece concedersi tutto, persino la contraddizione di avere come ospite d’onore Elon Musk – uno che ha figli con la gestazione per altri, alla faccia del “reato universale” targato Fratelli d’Italia – senza battere ciglio. Peraltro, la presenza del proprietario di X e Tesla – fra le altre cose – è interessante per chi segue le vicende politiche di Musk, che pare voler finanziare e sostenere la destra in giro per il mondo. L’acquisizione di X è solo un pezzo del percorso politico-culturale del miliardario sudafricano. Quale sia il punto di caduta non è ancora chiaro, ma le reazioni della sinistra sono già significative: “Quando chiamate Musk o Vox o questi interlocutori, vuol dire che vivete in un mondo diverso, statevene nel mondo diverso, questo è quello che penso. Schlein che ci andava a fare? È uno show, un dibattito finto”, ha detto Romano Prodi al Forum sull’Europa del Pd, durante il quale ha anche spiegato perché è Schlein che potrebbe diventare la “federatrice” del centrosinistra. Un aiuto alla segretaria, che è evidentemente in difficoltà, da parte di uno dei suoi sponsor più autorevoli ai tempi del congresso e delle primarie.

Nel momento in cui il Pd non cresce, non trova la chiave di interpretazione della società che serve a farsi individuare  con chiarezza dall’elettorato, a dare una mano a Schlein è arrivata quella che il Corriere della Sera ha definito “la vecchia guardia”: Prodi, Paolo Gentiloni, Enrico Letta. Tre ex presidenti del Consiglio. Assente, naturalmente, Matteo Renzi. Anche se Marianna Madia, deputata del Pd, ha detto a Repubblica che sarebbe stato meglio avere anche il leader di Italia viva: “È un valore che ha il Pd avere tre ex presidenti del Consiglio che parlano dell’Italia e dell’Europa del futuro. Sarebbe stato una ricchezza però avere anche lui qui. Renzi. In generale, è stato un grande peccato per lui uscire da questo partito”. Sarà per la prossima segreteria. L’attuale ha invece ha convocato Prodi, Gentiloni e Letta puntando sull’usato sicuro, in un momento in cui l’elettorato di sinistra e centrosinistra è attirato dalle sirene di Maurizio Landini e Giuseppe Conte. Un modo anche per rassicurare gli stessi i supporter di Schlein, che speravano in alcuni cambi di rotta. Per esempio sulla guerra in Ucraina, che nel frattempo è stata affiancata da un’altra guerra dopo l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre.

Qualcosa in realtà si sta anche muovendo, nel Pd, tant’è che la parte più riformista – da Lorenzo Guerini a Gentiloni – teme che il partito diventi timido sul sostegno al popolo ucraino. Il commissario Ue all’Economia, al Forum, ha usato parole inequivocabili: “Credo che senza sostegno all’Ucraina non si creeranno rapporti per una prospettiva di pace, piuttosto arriverà un’ombra sul futuro della nostra libertà in Europa. Dico no a chi non vuole vedere che questo sostegno è la condizione ineliminabile per le minacce che incombono sull’Europa”. Non avrà fatto senz’altro piacere all’ala più pacifista. Gentiloni ha d’altronde messo in evidenza uno dei limiti del dibattito pubblico del Pd di ora: non c’è. Non c’è dibattito pubblico. Sulle riforme costituzionali, con l’eccezione di Stefano Ceccanti e Dario Parrini. E sulle due guerre in corso abbondano i non detti. Il che contribuisce a rendere incerta la direzione del Pd, mentre ad Atreju Meloni cerca la storia infinita. (Public Policy)

@davidallegranti

(foto cc Palazzo Chigi)