Ci sono due commissioni su pensioni e lavoratori gravosi che non sono mai partite

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di Francesco Ciaraffo

ROMA (Public Policy) – Se partissero oggi avrebbero 32 giorni (di cui 5 domeniche) per studiare la classificazione della spesa assistenziale all’interno di quella pensionistica e per valutare la gravosità delle occupazioni (sempre in relazione all’età pensionabile). Ma le due commissioni, istituite con la legge di Bilancio dello scorso anno, non sono mai partite.

Annunciate lo scorso anno al termine del confronto tra Governo (allora c’era Paolo Gentiloni a palazzo Chigi) e sindacati in vista dell’aumento dell’età pensionabile in base all’innalzamento dell’aspettativa di vita le commissioni non si sono mai riunite (e nemmeno formate).

Ma andiamo in ordine. Lo scorso anno l’Istat ha certificato l’innalzamento dell’aspettativa di vita avviando così il meccanismo automatico di adeguamento, all’insù, dell’età pensionabile (dal 1° gennaio prossimo serviranno 67 anni, 5 mesi in più rispetto ad oggi). I sindacati hanno provato a fermare l’adeguamento (previsto, in automatico, dalla legge Fornero) senza riuscirci. All’interno del confronto sulle misure in materia pensionistica da inserire in legge di Bilancio, oltre all’allargamento delle categorie di lavoratori gravosi esonerati dallo scatto anagrafico, si era deciso anche di istituire due commissioni: una, appunto, per valutare la gravosità delle occupazioni e una sulla spesa assistenziale.

Nello specifico, la prima è stata incaricata di studiare la gravosità delle occupazioni, anche in relazione all’età anagrafica e alle condizioni soggettive dei lavoratori (con l’obiettivo, si era detto, di prevedere sempre più deroghe all’adeguamento automatico in base alla gravosità delle professioni); la seconda è stata istituita per classificare e comparare, a livello comunitario e internazionale, la spesa pubblica nazionale per finalità previdenziali e assistenziali.

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