Colpire Salvini per educare la Lega: la tattica del Pd

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – Colpire Salvini per educare la Lega. La tattica del Pd, in vista delle amministrative e non solo, è chiara. Il segretario Enrico Letta ha elogiato nei giorni scorsi Giancarlo Giorgetti (nella foto), ministro dello Sviluppo economico e draghiano della prima ora, spiegando – dopo l’uscita giorgettiana favorevole al green pass – che “questo è il modo corretto di stare al governo”. Il Pd sta insomma cercando di giorgettizzare la Lega in chiave anti-Salvini e potrebbe essere solo retorica oppure un tentativo più strutturato.

Che questo sia già avvenuto è una tesi tuttavia che può piacere soltanto a Francesca Donato, europarlamentare che se n’è appena andata dalla Lega in polemica con la linea del partito, troppo molle a suo dire su passaporto verde ed Europa. Rimane un punto problematico per i dem: se la Lega si giorgettizzasse davvero, al Pd non resterebbe che dialogare sul serio con il Carroccio. “Qualsiasi sommovimento si registri nella Lega, c’è da augurarsi che prevalga la linea di Giorgetti e Zaia, e soccomba quella nefasta di Salvini”, dice in un tweet Andrea Marcucci, ex capogruppo Pd al Senato. “Se abbandonano il sovranismo un terreno di confronto si può trovare”, dice la deputata Alessia Morani a Public Policy: “Sulla Lega si è abbattuto l’effetto Draghi: li sta riportando con i piedi per terra”.

Aggiunge a Public Policy la senatrice del Pd Valeria Fedeli: “Dialogare sicuramente. Lo si sta già facendo in sede di governo e su temi importanti per il Paese. Noi del Pd invece per recuperare il Nord produttivo e del lavoro dobbiamo ‘correre’, innovare il nostro modo di far politica oltre ad avere una precisa agenda politica economica e sociale”. A proposito dei ceti produttivi, sottolinea l’ex ministra dell’Istruzione, “in questa fase di rilancio, anche sociale, il Pd punta molto su due vittorie politiche: Milano e Roma. La prima già al primo turno, la seconda, più complessa, al secondo”. Quanto alla Lega, osserva ancora la senatrice Fedeli, “con Draghi i cambiamenti nei partiti politici avverranno. Giorgetti sta proponendo una operazione di consolidamento del centro del centrodestra, anche se io non credo alla spaccatura della Lega. Credo però possibile che Giorgetti – o quantomeno le sue politiche – riprenda la maggioranza dentro la Lega, agganciandola come contenuti all’area del Ppe. Da questo punto di vista, capisco anche quello che Prodi ha consigliato a Letta: noi del Pd tutti i giorni dovremmo ragionare di politiche della crescita, del lavoro, dell’impresa. È questo il grande tema che ci riguarda”.

Non tutti però sono d’accordo sull’eventuale asse Pd-Lega, come il deputato Matteo Orfini, che a Public Policy dice: “Resta sempre la Lega… Chiaro che Salvini è Salvini, ma non è che mi innamorerei di Giorgetti e Zaia, ora”.

Al Largo del Nazareno la linea è comunque chiara: “Se entrassero nel Ppe, non ci sarebbe alcun problema. Sarebbe un bene per questo Paese”, dice una fonte del Pd a Public Policy. Sarebbe un’occasione anche per dare vita al partito di Draghi, di cui ci siamo già occupati nelle settimane scorse. Osserva Stefano Ceccanti, deputato del Pd e costituzionalista: “Ci potrebbero essere due poli draghiani in alternativa soft, uno di centrosinistra e uno di centrodestra. Come diceva Duverger, si governa sempre al centro. O attraverso un partito di centro, par le centre, o perché due poli si contendono il centro, au centre. La seconda formula è migliore perché più dinamica. Che poi è quello che intendevano Tony Blair con la Terza via e Gerhard Schröder con il Nuovo centro”.

Dentro Base riformista, la corrente di Lorenzo Guerini e Luca Lotti, però, non tutti sono possibilisti. Qualcuno la considera una “ipotesi del terzo tipo, perché prima dovrebbero liberarsi di Salvini”. E in ogni caso, aggiunge un parlamentare di Br parlando con Public Policy, “a noi non conviene. Per noi è la Lega di Salvini, non il restyling di Giorgetti. Letta sta seguendo questa strada, ora anche in chiave elettorale. Dobbiamo valorizzare l’attuale stallo di Salvini”. L’ideale “sarebbe che si spaccasse. Allora potrebbe venire fuori un fronte ‘draghiano’. Ma Salvini non è così sciocco”, aggiunge un altro parlamentare del Pd vicino a Base riformista.

È possibile in effetti che nel Pd si sta sottovalutando il leader della Lega e che rientri tutto in un antico gioco delle parti fra Salvini e Giorgetti: quello del poliziotto buono e del poliziotto cattivo. Ma è senz’altro vero che in vista delle amministrative, al Pd conviene presentare una Lega divisa e litigiosa, come in effetti appare non tanto sulla lealtà al Governo Draghi quanto rispetto alla propria identità politica. (Public Policy)

@davidallegranti

(foto: cc Palazzo Chigi)