I consigli del Senato sul Bes: cosa fare dopo la fase sperimentale

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ROMA (Public Policy) – Indicatori non solo nazionali, ma anche regionali, e valutazione quinquennale, non solo annuale.

Sono alcuni dei suggerimenti dell’Ufficio valutazione impatto del Senato sul Bes-Benessere equo e sostenibile. Si tratta di uno strumento di ‘misurazione’ benessere da affiancare al Pil, che si limita a evidenziare il livello di richezza di un Paese. Il Bes, quindi, punta a ‘misurare, alcuni parametri diversi dalla ricchezza, come soddisfazione, qualità della vita, auto-realizzazione, piacere. Nel 2016, con l’approvazione della legge di riforma del bilancio dello Stato, è stato operato il primo riconoscimento normativo degli indicatori Bes, prevedendone l’inserimento nei documenti di programmazione economica del Governo.

Per l’Uvi “l’introduzione del Bes nel ciclo di bilancio rappresenta un cambio di marcia verso una analisi più ampia della soddisfazione dei cittadini. È un’innovazione rilevante che colloca l’Italia all’avanguardia nel contesto internazionale. L’esercizio comincia ora a uscire dalla cosiddetta ‘fase sperimentale’, ma si tratta pur sempre di un work in progress coraggioso che dovrà evolvere gradualmente attraverso processi di institution building e di trial and error. Sarà necessario affinare le scelte, valutarne la bontà, estenderne la portata e, in generale, monitorarne l’efficacia, rafforzando le procedure interministeriali di supporto”.

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FRA