La lunga strada verso il “Conte 2”: le consultazioni alla Camera

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(foto DANIELA SALA/Public Policy)

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ROMA (Public Policy) – Alla fine è arrivato l’incarico, ma la strada è ancora lunga: come da programma, alle 9,30 precise Giuseppe Conte è salito al Quirinale per incontrare il presidente della Repubblica, che al termine dell’incontro ha dato il suo placet a un incarico bis del premier uscente con la nuova alleanza M5s-Pd. Conte ha accettato “con riserva” (qui il suo discorso integrale).

Dopo il colloquio al Quirinale, il premier si recherà – come da prassi – dai presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico ed Elisabetta Casellati, mentre avvierà le prime consultazioni con i gruppi parlamentari già oggi pomeriggio, a Montecitorio (sala Busti).

Nell’ultimo giro di consultazioni, oltre a Pd e Movimento 5 stelle, hanno dato la loro disponibilità a sostenere un “Conte 2” anche Liberi e uguali e rappresentanti del gruppo Misto. Se non ci saranno intoppi, il giuramento potrebbe tenersi a metà della prossima settimana, ma c’è sempre da considerare che il via libera finale dei 5 stelle ci sarà solo dopo il voto degli iscritti sulla piattaforma Rousseau: il modus operandi M5s non cambia neanche in questo passaggio storico, con buona pace dei nuovi alleati che vedono nella consultazione online “uno sgarbo istituzionale a Mattarella”.

In ogni caso, al termine dell’incontro Mattarella-Conte si dovranno affrontare i due principali nodi politici: il programma e la composizione dell’Esecutivo. In questa fase i 5 stelle stanno dando maggiore importanza al primo punto, e Luigi Di Maio ieri al Quirinale ha annunciato che “come capo politico chiederò che il percorso di formazione del nuovo Governo parta dalla redazione di un programma omogeneo. Solo dopo si potrà decidere chi sarà chiamato a realizzare le politiche concordate e su questo chiediamo che si rispettino le prerogative del presidente della Repubblica e del presidente del Consiglio”.

Per il segretario Pd, Nicola Zingaretti, serve “un Governo che abbracci una chiara discontinuità delle ricette economiche in chiave redistributiva e di equità sociale e che promuova uno sviluppo economico ‘verde’“. Tuttavia, se sulla stesura di un programma autenticamente condiviso continuano ad esserci delle incognite – a cominciare dalle diversità di vedute, ad esempio, su Tav e banche – è proprio sulla composizione del Governo che si sono registrate le principali frizioni in questa fase. Il problema è rappresentato dallo stesso Di Maio, che il Movimento vorrebbe restasse come vicepremier e ministro di peso (magari al Viminale), concedendo al Pd di avere a sua volta un vicepremier.

Ma da questo orecchio al Nazareno sembrano proprio non volerci sentire: per i dem Conte è un premier M5s (mentre i pentastellati lo considerano “indipendente”), e quindi ci deve essere un unico vice, ma del Pd. L’escamotage per risolvere lo stallo potrebbe consistere nel non prevedere nessun vice per Conte, che in questo modo vedrebbe crescere ancora di più la sua centralità. Il premier, in soli 14 mesi, è passato da “sconosciuto” a pilastro: l’inusuale endorsement di Trump – che ha auspicato la sua permanenza a Palazzo Chigi – non è un dettaglio. E anche a Bruxelles, così come a Parigi e Berlino, si tifa Conte, a maggior ragione dopo che ha contribuito a traghettare il Movimento 5 stelle nella “maggioranza Ursula” (che viceversa non sarebbe mai nata). (Public Policy) PAM