Coronavirus, il summit Ue e le tappe future: Mes ancora in campo

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di Tommaso Lecca

BRUXELLES (Policy Europe / Public Policy) – La conferenza stampa post Consiglio europeo, inizialmente prevista per le 18, è iniziata solo alle 22,15, nella nottata di giovedì, dopo un teso video-summit tra i capi di Stato e di Governo dei Paesi Ue, divisi sulla soluzione economica da prendere per arginare la recessione causata dal coronavirus.

“Abbiamo avuto una discussione estremamente intensa” ha detto Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, ai giornalisti collegati in diretta streaming.

“Abbiamo guardato avanti alle prossime settimane e mesi. Chiederemo all’Eurogruppo di continuare il suo intenso lavoro nell’avanzare proposte che assicurino la nostra capacità di affrontare questa crisi e attenuare il suo impatto in termini di stabilità dell’Ue”, ha aggiunto l’ex premier belga.

Parole studiate per evitare di aggiungere benzina sul fuoco del conflitto tra leader, divisi – ancora una volta – tra i Paesi che cercano la solidarietà e la condivisione dei rischi nella casa europea e gli Stati che preferiscono non garantire per i debiti altrui.

Da una parte ci sono Italia e Spagna, che hanno bloccato il documento finale già oggetto di modifiche nel primo pomeriggio, quando gli ambasciatori degli Stati più colpiti dal coronavirus hanno ottenuto la cancellazione di ogni riferimento al Meccanismo europeo di stabilità.

Dall’altra ci sono i Paesi Bassi e la Germania, contrari a ogni tipo di discussione in materia di eurobond, anche se ribattezzati coronabond. Ogni emissioni di titoli comuni europei che garantiscano la stabilità dei debiti nazionali, e dunque anche dell’immenso debito italiano, per Amsterdam e Berlino sono fuori discussione.

Lo strappo italo-spagnolo durante il vertice è quindi servito a chiedere all’Eurogruppo – organo informale che riunisce i ministri delle Finanze dell’eurozona – di “elaborare proposte” da presentare ai leader entro due settimane.

Fonti di Palazzo Chigi mettono l’accento sul plurale: fino a giovedì pomeriggio l’unica proposta sul tavolo era quella di aiutare i Paesi in difficoltà con le linee di credito del Mes, costringendo però i Governi che scelgono di accedere a tali risorse a firmare un Memorandum d’intesa, volto alla riduzione del debito e dunque all’austerità di bilancio.

Un’opzione ritenuta inaccettabile dall’Esecutivo italiano, che oltre a sottoscrivere politiche ‘lacrime e sangue’ si sarebbe anche esposto a potenziali ulteriori crolli in Borsa e aumenti dello spread tra i titoli italiani e i Bund tedeschi, determinati dalla “richiesta d’aiuto” al Mes.

Le nuove proposte che deve elaborare l’Eurogruppo, si legge nelle conclusioni concordate solo in tarda serata, “dovrebbero tener conto del carattere senza precedenti dello shock causato dalla Covid-19 in tutti i nostri Paesi”. Tradotto: gli Stati in difficoltà non accettano le stesse ricette usate per affrontare la crisi finanziaria post-2008 per combattere “la guerra contro il coronavirus”, espressione usata nelle ultime 48 ore sia da Giuseppe Conte che dall’ex presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi.

Palazzo Chigi intorno alle 19 di giovedì ha fatto sapere che il premier avrebbe dato “10 giorni all’Europa per battere un colpo”, altrimenti l’Italia avrebbe fatto da sola. Il cosiddetto ultimatum è stato quindi esteso a due settimane.

Convocherò i ministri delle Finanze la prossima settimana per fare rapidi passi avanti sul nostro mandato”, ha assicurato Mário Centeno, presidente dell’Eurogruppo.

Alla riunione dell’Eurogruppo – la terza negli ultimi 30 giorni – parteciperanno, come di consueto, anche il commissario per gli Affari economici, Paolo Gentiloni, la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, e il presidente del Meccanismo europeo di stabilità, Klaus Regling. Proprio dal Mes si potrebbe ripartire per trovare nuove opzioni di aiuto ai Paesi che dovranno farsi carico di ingenti spese extra per contrastare il contagio.

Seppure i Paesi mediterranei facciano da tempo il tifo per gli eurobond, tale opzione sembra ancora troppo difficile da far digerire agli Stati nordici. Per sperare che qualcosa cambi non resta che affidarsi alla Germania, la cui apertura verso i titoli comuni potrebbe spostare gli equilibri.

Ma a livello Ue c’è già chi lavora a una soluzione intermedia, che vedrebbe l’apertura dei canali di credito del Mes previa sottoscrizione di un Memorandum di poche righe con il quale i Paesi si impegnerebbero a usare i circa 410 miliardi di euro nelle casse del Meccanismo solo per rispondere all’emergenza Covid-19, e non per altri scopi.

Tale canale andrebbe inoltre aperto a tutti i Paesi Ue, fanno notare fonti di Bruxelles, per evitare che i mercati prendano di mira i titoli dei soli Stati in difficoltà, come accadde con Grecia, Italia, Portogallo e Spagna durante l’ultima crisi finanziaria.

Infine, c’è chi fa notare che se il Mes facesse un programma di emissioni per centinaia di miliardi e la Bce, all’interno dell’intervento da 750 miliardi recentemente annunciato, comprasse una parte di questi titoli sul mercato secondario, si farebbe un passo verso gli eurobond, o una sorta di bond comune Ue temporaneo. In altre parole, si potrebbe combattere il coronavirus con i coronabond. (Policy Europe / Public Policy)

@tommylecca