Corsa al Quirinale e stato di emergenza: chi ci guadagna

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – Ma che fa Mario Draghi, si è affezionato al ruolo come un Giuseppe Conte qualunque? Potrebbe in effetti apparire, con la proroga dello stato d’emergenza fino al 31 marzo 2022. Come spiega la giurista Vitalba Azzollini, “la situazione attuale è gestibile con gli strumenti già messi in campo, prorogabili con decreto legge ordinariamente. Lo stato di emergenza serve solo ed esclusivamente a ordinanze della protezione civile”. Eppure, dice a Public Policy Andrea Romano, deputato del Pd, la proroga era “inevitabile assolutamente, nella vita quotidiana delle persone non cambierà niente e le misure di contenimento della nuova ondata saranno più semplici da adottare”.

“La proroga dello stato di emergenza è una misura necessaria affinché la pandemia ancora in corso sia gestita nel modo più efficiente ed efficace possibile. Basta sterili polemiche e vacciniamoci. Solo così se ne esce”, aggiunge Ivan Scalfarotto di Italia viva su Twitter.

C’è anche infatti chi dà una lettura cinica della prosecuzione dello stato d’emergenza. E cioè: Draghi fa un calcolo elettorale in vista delle elezioni quirinalizie? “Era assolutamente inevitabile. Chi parla di calcoli, cioè di numeri, guardi i numeri giornalieri dei contagi, e dei morti. E soprattutto l’andamento della curva. Purtroppo, è l’unico calcolo da fare” dice a Public Policy Salvatore Margiotta (Pd), che da ingegnere di numeri ne capisce. “Io sono d’accordo con il prosieguo. Anche simbolicamente è importante. Stiamo vaccinando i bambini, dobbiamo continuare con il contrasto ai no-vax, il Covid è ancora protagonista nelle nostre vite”, dice a Public Policy Rosa Maria Di Giorgi (Pd). “Impensabile decretare la fine dello stato di emergenza. Sarebbe contraddittorio e inspiegabile. E aprirebbe i cancelli dell’irresponsabilità e della leggerezza per milioni di Italiani che ancora non hanno capito quanto sia necessaria la prudenza.  Abbiamo bisogno di misure speciali, di personale, ecc. Solo con la  proroga stiamo in sicurezza”. Alla fine, osserva il sindaco di Pesaro Matteo Ricci (Pd) parlando con Public Policy, “stiamo riportando tutto troppo alla discussione sul Quirinale. Chi ha una responsabilità – lo dico da sindaco – sa che lo stato di emergenza serve perché dobbiamo tenere la guardia alta e ci sono le varianti. Tutto il resto è chiacchiericcio politico di chi deve far sempre dietrologie, non c’è nessun calcolo cinico da parte di Draghi. Penso che lui come gran parte degli italiani si voglia liberare dello stato di emergenza il prima possibile, ma bisogna fare i conti con la realtà. La realtà è che siamo ancora dentro la pandemia”.

Proviamo tuttavia a ribaltare il ragionamento “cinico”. Draghi è arrivato a Palazzo Chigi sull’onda dell’emergenza e, fin qui, è riuscito a tenere a bada una riottosa maggioranza parlamentare. Il problema è che tenere a bada deputati e senatori e leader politici che lo sostengono non è più sufficiente, come si capisce dalle ultime settimane in cui l’auspicato decisionismo draghiano ha dovuto fare i conti con la realtà delle cose, anziché far saltare i proverbiali bubboni. Se dunque c’è chi pensa che lo stato d’emergenza lo faciliti nello sbarco al Colle, potrebbe essere invece vero il contrario: lo indebolisce, non fosse altro perché anche Draghi rischia di diventare ostaggio dei partiti politici che avrebbe dovuto governare. Finché ha dato ampia libertà di pollaio sui temi identitari, Draghi è parso quello che si confrontava con i problemi reali del Paese. Una volta individuati i ben noti problemi (scarsa competitività, debito pubblico elevato, tasse alte e giustizia da riformare), però, non è successa la rivoluzione. Forse, insomma, l’unico calcolo cinico da fare potrebbe essere quello di tornare alle urne appena possibile.  (Public Policy) 

@davidallegranti