Direttiva Renzi sulle stragi, “pochi atti e archivi spariti”

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di Sonia Ricci

ROMA (Public Policy) – “Esprimiamo profondo sconcerto per le risultanze dei depositi” dei documenti relativi alle stragi italiane che finora sono stati versati, come previsto dalla direttiva Renzi del 2014, nell’archivio centrale dello Stato. “Man mano che i versamenti sono stati portati avanti abbiamo criticato le modalità” e la “quantità” dei documenti inviati. Sono “pochi” e in molti casi “gli archivi sono spariti”. La direttiva “aveva l’obiettivo di portare trasparenza sulle stragi”, ma “questo non è avvenuto”.

Sintetizza così Paolo Bolognesi, deputato Pd e presidente dell’Associazione vittime della strage di Bologna, parlando in conferenza stampa alla Camera, gli effetti della cosiddetta “direttiva Renzi” ossia la norma che ha imposto la desecretazione e il riversamento di tutti documenti relativi alle stragi italiane all’archivio centrale dello Stato.

Effetti giudicati negativamente dai familiari e dai rappresentanti delle associazioni delle vittime. Alla conferenza stampa hanno partecipato anche Carlo Arnoldi dell’associazione dei familiari delle vittime di Piazza Fontana, Daria Bonfietti per la strage di Ustica e Ilaria Moroni della Rete degli archivi per non dimenticare.

Secondo Bolognesi, con le “poche” carte che in questi anni sono state riversare nell’archivio romano “non avremmo potuto neppure iniziare i processi in corso“. Non solo, i rappresentanti di quelle famiglie che da anni cercano di fare luce su quegli eventi, che si susseguirono tra il 1969 e il 1984, denunciano la sparizione di diversi archivi.

Innanzitutto, quello della Marina militare – ha riferito Bonfietti – “non ha il materiale sulla strage di Ustica“. In quei scaffali “non c’è un documento datato tra l’80 e l’86” come “se in quegli anni non si fosse mai parlato dell’argomento”. Stessa cosa per alcuni archivi del ministero dei Trasporti di allora: “Non si sa chi in quel periodo – ha aggiunto Bolognesi – trasportava e navigava nel Mar Tirreno”.

Le carte “sono sparite”. Dunque nonostante la direttiva firmata dal Governo Renzi i documenti sono ancora difficilmente reperibili e, in alcuni casi, impossibili da recuperare perché il materiale sembrerebbe andato perduto. “Non c’è interesse perché le cose si sappiano realmente”, ha aggiunto Borghesi. “Se non hai tempo né intenzione di applicare le norme fino in fondo perché farle? Gli unici veramente interessati sono i familiari delle vittime”.

Le stesse associazioni lanciato un appello all’Esecutivo che si formerà dopo le elezioni del 4 marzo: “Che si dia compimento alla direttiva del 2014“. Per centrare l’obiettivo i rappresentanti presenti oggi a Montecitorio chiedono che sia scelto un “referente” per ogni archivio, che i ministeri con archivi “fantasma” siano obbligati ad averne uno con tanto di commissione di controllo, digitalizzazione di tutti gli atti da riversare all’archivio centrale e database periferici.

E ancora: “c’è bisogno di uno sforzo” per non “spacchettare” le stragi, perché esaminarle singolarmente “è un aiuto per quanti non vogliono far emergere la verità”. Anche Camera e Senato – ha aggiunto Borghesi – “dovrebbero attenersi alla direttiva”, perché finora “non è stato così”. Gli atti delle commissioni create in questi ultimi trent’anni sugli eventi di quel decennio dovrebbero essere “liberalizzati”. La direttiva non ha “scalfito” i documenti del Parlamento.

Infine, tra le richieste, quella di applicare “seriamente” la legge sul segreto di Stato che prevede, con alcune eccezioni, la segretazione di tutto il materiale trascorsi trent’anni dall’evento. (Public Policy)

@ricci_sonia