Draghi alla prova Recovery, tra tensioni sociali ed economiche

0

di Lorenzo Castellani

ROMA (Public Policy) – In queste settimane è aumentata la mole delle critiche al ministro della Salute Roberto Speranza per la gestione della pandemia. Il caos nell’approvvigionamento dei vaccini ed il prolungamento del lockdown hanno indebolito la posizione del ministro, rimasto al suo posto nella transizione dal Governo Conte a quello Draghi. Il premier ha difeso pubblicamente il ministro, ma non mancano le insinuazioni che vedono Speranza sostituito e destinato ad altri incarichi da Draghi, proprio per segnare una rottura con il passato. Tuttavia, questa strada non è semplice da percorrere.

Speranza è l’unico rappresentante di un partito della coalizione (Leu) ed è difeso dal Movimento 5 stelle e dal Partito democratico. La vicenda del ministro della Sanità, comunque vada a finire, mostra le difficoltà di Draghi negli affari interni della politica italiana. Se il presidente riuscirà a sostituire il ministro fornirà una prova di forza, ma allo stesso tempo rischia di aumentare le tensioni politiche. Al contrario, se Speranza resterà al suo posto, Draghi apparirà prigioniero dei partiti e forse eccessivamente legato alla vecchia impostazione di Giuseppe Conte.

Questa incerta situazione è importante anche per comprendere il futuro delle riforme che Draghi dovrà sviluppare con il Recovery Plan. C’è la possibilità che il piano possa non variare molto da quello di Conte proprio per le resistenze dei partiti e dei ministri della vecchia maggioranza. In particolare, sulle politiche per i giovani e sulla ricerca e sviluppo sono ancora molte le incertezze sulle policy così come i rischi che si possano prediligere filiere clientelari e bonus una tantum più che una spinta allo sviluppo tecnologico ed economico del paese. I partiti di centrodestra, Lega e Forza Italia, per il momento si limitano a pressare Speranza per la gestione del ministero e a difendere gli interessi dei lavoratori autonomi e della piccola imprenditoria, ma senza offrire soluzioni di ampio respiro a Mario Draghi. Tuttavia, non è da escludere che il presidente del Consiglio possa cercare una sponda da Salvini e Berlusconi per controbilanciare il conservatorismo dei partiti di sinistra sulle riforme economiche.

Ad oggi non c’è ancora una bozza del Recovery Plan del Governo Draghi e nelle prossime settimane capiremo se ci sarà una richiesta di proroga (come ha fatto già la Spagna) o se invece apparirà una lista di riforme ed investimenti. Il precedente Esecutivo era stato accusato di essere in ritardo e di aver concentrato gli sforzi troppo su provvedimenti inerenti al welfare e all’assunzione di personale pubblico invece di disegnare nuove infrastrutture e investire sulle imprese. Il compito di Draghi dovrebbe essere quello di allineare il Recovery Plan italiano agli standard europei ed internazionali. Ci riuscirà? Molto dipenderà dalla sua capacità di imporsi rispetto ai partiti, ma non è una partita facile. L’Italia è una repubblica parlamentare ed il rischio che gli interessi costituiti dei partiti prevalgano in sede di conversione parlamentare è elevato. L’impressione è che Draghi possa aggiustare il Recovery Plan del Conte 2, fornire una buona manutenzione, ma che non abbia la forza per rivoluzionarlo varando riforme radicali. Insomma, per cercare di accontentare tutti, tutti potrebbero ritrovarsi scontenti, i partiti, l’Ue e forse lo stesso Draghi.

Una continuità mantenuta con i predecessori è invece quella della crescita dell’intervento dello Stato nell’economia. Draghi ha confermato i precedenti piani pubblici che prevedono l’intervento pubblico in Alitalia, Autostrade e nell’acciaieria ex Ilva. L’indebitato Stato italiano, dunque, fronteggerà la sfida di gestire direttamente delle realtà produttiva che richiederanno una management pubblico di alto livello. In prospettiva, questa sarà una delle sfide più interessanti del Governo Draghi. Lo Stato italiano si assume transitoriamente nuovi rischi economici, derivanti dalla gestione dirette delle imprese, che possono trasformarsi in successo o fallimento. Di certo, il capitale pubblico in Italia oggi mostra più vivacità di quello privato, ancora fortemente immobilizzato. E ciò aumenta le incognite relative ad una forte ripresa economica.

Netta è invece la rottura di Draghi con il passato per quanto riguarda la politica estera. In questo campo il presidente del Consiglio è maggiormente libero dal rapporto con i partiti e dunque può agire con più incisività. L’uso estensivo della golden power su asset strategici pubblici e privati mostra la crescente ostilità del Governo Draghi verso gli investimenti cinesi e rimarca una linea filo-statunitense. Un grande passo in avanti rispetto alle ambiguità dei Governi Conte. Molto più assertiva anche la tutela dell’interesse nazionale sul fronte del Mediterraneo. Draghi ha utilizzato toni duri contro il leader turco Erdogan, che minaccia gli investimenti e l’influenza italiana tanto in Libia quanto in mare. Proprio in Libia è stato di recente Draghi, il quale ha cercato di ridare all’Italia un ruolo da protagonista e di ricucire un’alleanza con la Francia per la gestione del caos libico. Su questi dossier la capacità personale di Draghi ha un peso maggiore e la strategia italiana è più chiara e muscolare.

RISCHI

A) Tensioni sociali. Nell’ultima settimana a Roma sono state numerose le tensioni per la protesta dei ristoratori ed i commercianti colpiti dai lockdown. Sono piccoli segnali, ma che non vanno sottovalutati. Se per la pandemia il lockdown dovesse prolungarsi all’estate le tensioni rischierebbero di esacerbarsi aumentando di conseguenza le tensioni tra i partiti della maggioranza;

B) Rapporto Stato-Regioni. Il Governo sta cercando di centralizzare le decisioni sanitarie e rendere uniformi le politiche di vaccinazione. Tuttavia, permangono le resiste di alcuni governatori che intendono tutelare i propri interessi scegliendo quali categorie vaccinare prima. Una dinamica che rallenta ed aumenta le incertezze relative al processo di immunizzazione degli italiani.

C) Grande vs piccolo capitalismo. Si delinea uno scenario rischioso in campo economico: lo Stato sta aumentando il suo interventismo per salvaguardare alcune grandi imprese, ma al tempo stesso lo small business, maggiormente colpito dai lockdown, si sente sacrificato e abbandonato. Il rischio è una ondata crescente di disoccupazione e fallimenti nel commercio e nel turismo ed una concentrazione di risorse pubbliche eccessiva verso grandi imprese in situazioni difficili (Alitalia; ex Ilva). Una mancanza di equilibrio nella distribuzione di queste risorse rischia di acuire l’indifferenza politica dei meno garantiti. (Public Policy)

@LorenzoCast89

(foto: cc Palazzo Chigi)