I dubbi del Garante sul dlgs Privacy: dai minori ai dati telefonici

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ROMA (Public Policy) – Dubbi su consenso del minori, conservazione dei dati di traffico telefonico e telematico, illeciti penali e amministrativi. Sono alcuni dei punti critici rilevati dal Garante della privacy nel parere espresso sul dlgs che recepisce il nuovo regolamento Ue sulla protezione dei dati.

Nel dettaglio, con riferimento alla norma del dlgs che fissa a 16 anni il limite minimo di età affinché un minore possa prestare il proprio consenso, il Garante osserva che “non appare coerente con altre disposizioni dell’ordinamento che individuano, invece, a quattordici anni il limite di età consentito per esercitare determinate azioni giuridiche. Si pensi, fra le tante – si legge nell’osservazione dell’autorità – alle disposizioni in materia di cyberbullismo che consentono al minore ultraquattordicenne di esercitare i diritti previsti a propria tutela contro atti di cyberbullismo nei suoi confronti. O si pensi al diritto del minore ultraquattordicenne di prestare il proprio consenso all’adozione. Parrebbe pertanto incoerente ammettere il quattordicenne a prestare il proprio consenso per essere adottato, ma non per iscriversi a un social network”.

Rispetto alla conservazione dei dati di traffico telefonico e telematico il dlgs conferma il limite di 72 mesi per la conservazione dei dati di traffico telefonico e telematico, nonché dei dati relativi alle chiamate senza risposta, “al fine di garantire strumenti di indagine efficace in considerazione delle straordinarie esigenze di contrasto del terrorismo, anche internazionale, per le finalità dell’accertamento e della repressione dei reati“. Per il garante la norma “determina rilevanti criticità in ordine al rispetto del principio di proporzionalità tra esigenze investigative e limitazioni del diritto alla protezione dei dati dei cittadini, affermato dalla Corte di giustizia Ue con le sentenze Digital rights Ireland e Tele2 e Watson”.

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NAF