#Elezioni2018, le scelte dei partiti

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ROMA (Public Policy) – – 19. Non è la temperatura che si registra a Pyeongchang, dove sono in corso le Olimpiadi invernali che ci distraggono un po’ dalla politica, ma i giorni che ci separano dal voto, il 4 marzo.

Il clima elettorale è sicuramente meno rigido: c’è chi fa una biciclettata dalle parti di casa (Renzi), chi va al museo (Meloni), chi si presenta al grande pubblico (Lorenzin), chi manifesta (Leu, +Europa, Pap), chi ha qualche problemino di rimborsi (M5s).

M5S: RIMBORSI E DINTORNI

Se c’è qualcuno che vivrà una settimana delicata, questo è il Movimento 5 stelle a guida Luigi Di Maio (en passant: ieri il candidato premier era a Napoli, a casa Roberto Fico, per la campagna elettorale).

Due casi ‘accertati’ – ma nelle ore successive sarebbero emersi altri casi – legati ai rimborsi (Carlo Martelli e Andrea Cecconiqui trovate il video de Le Iene) e uno più folcoristico, legato alla massoneria (Catello Vitiello). Tutti e tre sono out, secondo il vicepresidente della Camera, ma la realtà è come sempre più complessa. E lo stesso vale per Emanuele Dessì, candidato M5s al centro di numerose critiche per i suoi rapporti con la famiglia Spada.

Sì, perché una volta ufficialmente candidati, non è possibile dimettersi automaticamente. Bisogna farne richiesta alla propria Camera e poi attendere il voto. E siccome si tratta di una questione spesso politica (in questo caso ancor di più), non è detto che gli altri partiti acconsentano. Insomma, al di là del documento firmato dai candidati M5s, che serve a poco per non dire a nulla, la questione sarà difficile da risolvere.

PD E ALLEATI: AVANTI COMUNQUE

Biciclettata dalle parti di casa, dicevamo: “C’è chi fa la #campagnaelettorale sulle paure, sul rancore e sull’odio. Noi la facciamo sulle città Smart, i parchi, le ciclabili. Andiamo avanti, avanti insieme”, twitta il segretario del Pd da Firenze, dove ieri ha incontrato, con il ministro dell’Interno Marco Minniti, alcuni amministratori locali per parlare di sicurezza.

Sicurezza che si lega a immigrazione, che si lega ai fatti di Macerata. Un tema che – vista l’aria che tira – vede il Partito democratico criticato a sinistra (per l’assenza alla manifestazione di sabato scorso) e a destra (per motivi opposti).

Ma Renzi va avanti, con e senza #, e punta ad apparire come la forza della stabilità, europeista, sicuro delle cose fatte dai Governi targati Pd. Chissà cosa ne penseranno i cittadini che avranno l’onore di essere visitati dagli esponenti dem, grazie alla campagna casaxcasa (qui il presidente Matteo Orfini a Tor Bella Monaca).

Una campagna, quella dell’ex premier, complicata, in salita. Lui continua a parlare – e ci mancherebbe – della possibilità di arrivare primi, essere il primo partito. In realtà è molto più complesso di così: oltre a non arrivare primi, i dem rischiano anche di andar sotto la percentuale del 2013 (da un lato) e di perdere pezzi della coalizione (dall’altro), visto che non è detto che gli alleati – Civica popolare su tutti – arrivino almeno all’1%, dato che consentirebbe di non disperdere i voti.

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GAV