Fisco&Finanze nel contratto M5s-Lega: c’è anche la blockchain

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Blockchain

ROMA (Public Policy) – “Occorre investire per sviluppare l’innovazione tecnologica nella fornituradi servizi e prodotti finanziari (blockchain e fintech), anche al fine di garantire una maggiore trasparenza nelle transazioni finanziarie”. È quanto si legge nella versione definitiva del contratto di Governo tra Lega e M5s. Il punto non era inserito nelle versioni precedenti in bozza.

Rimane invece invariata la parte del contratto, anticipata nei giorni scorsi, su banca per gli investimenti (uno dei cavalli di battaglia del M5s), superamento del bail in, rimborsi ai risparmiatori, di divisione della banca di investimento e di credito e di Mps.

In particolare, il contratto sottolinea come sia “necessario prevedere una ‘Banca’ per gli investimenti, lo sviluppo dell’economia e delle imprese italiane utilizzando le strutture e le risorse già esistenti. La ‘Banca’ deve essere regolata da un’apposita legge. Deve usufruire di una esplicita e diretta garanzia dello Stato Italiano, con conseguente facilità di reperire risorse per attuare tutte le iniziative che intende intraprende. Dovrà inoltre agire sotto la supervisione di un organismo di controllo pubblico nel quale siano presenti il ministero dell’Economia e il ministero dello Sviluppo economico“.

Oltre alla cabina di regia sulla gestione degli strumenti di politica industriale e del credito e dell’innovazione, al fine di evitare sovrapposizioni o, peggio, conflitti tra strumenti nazionali e locali, per una più efficiente allocazione delle risorse finanziarie, la banca svolgerà – si legge nel contratto –  le attività di secondo livello per le piccole e medie imprese agendo in cofinanziamento con il sistema bancario, soprattutto con le banche di medie e piccole dimensioni radicate sul territorio, a supporto delle Pmi; finanziamento di iniziative di interesse pubblico e strategico nazionale; export e project finance in concorrenza con altri player di mercato; credito di aiuto alle imprese italiane che operano nei Paesi in via di Sviluppo come investimento ad utilità differita per acquisire posizioni di vantaggio su mercati emergenti; Gestione del Fondo di garanzia per le Pmi, quale asset strategico di supporto al sistema nazionale del credito e delle garanzie per favorire il risparmio patrimoniale necessario al rispetto dei requisiti sempre più stringenti derivanti dalle normative internazionali sul credito di prossima introduzione; innovazione con il fine di perseguire le politiche di indirizzo del Mef.

Quanto alla tutela del risparmio, come anticipato il contratto sostiene che “il sistema del bail in bancario ha provocato la destabilizzazione del credito in Italia con conseguenze negative per le famiglie che si sono viste espropriare i propri risparmi che supponevano essere investiti in attività sicure”. E dunque “occorre rivedere radicalmente tali disposizioni in modo tale da assicurare secondo quanto afferma la Costituzione la tutela del risparmio degli italiani. In particolar modo, è necessario responsabilizzare maggiormente sia il management che le autorità di controllo in quanto primi responsabili di eventuali dissesti, anche attraverso l’inasprimento delle pene esistenti per fallimenti dolosi”.

Per far fronte al risarcimento dei risparmiatori ‘espropriati’ “si prevede – si legge sempre nel contratto, che conferma quanto anticipato nei giorni scorsi – anche l’utilizzo effettivo di risorse, come da legge vigente, provenienti da assicurazione e polizze dormienti. La platea dei risparmiatori che hanno diritto a un risarcimento, anche parziale, deve essere allargata anche ai piccoli azionisti delle banche oggetto di risoluzione”. Questa ultima parte in realtà riprende una norma che già esiste: in legge di Bilancio 2018, infatti, è stato creato un fondo ad hoc di 100 milioni di euro per risarcire non solo gli obbligazionisti delle 4 banche e delle due venete, ma anche i piccoli azionisti ‘truffati’ di tutte 6 gli istituti. La norma non è ancora stata attuata, ma semmai, per ricomprendere tutti (anche se per la prima volta si parla di ‘risarcimenti parziali’) si dovrebbe aumentare la dotazione del fondo.

Ancora, la versione definitiva del contratto, per quanto riguarda le banche, conferma che “occorre ridiscutere i parametri dei protocolli di rating di Basilea che ad oggi creano grave pregiudizio alla sopravvivenza e allo sviluppo del tessuto della micro impresa italiana. Inoltre, con riferimento alla banca Monte dei Paschi, lo Stato azionista deve prevedere alla rifocalizzazione della mission e degli obiettivi dell’istituto di credito in un’ottica di servizio. Sempre a tutela del risparmio e del credito, bisogna andare verso un sistema in cui la banca di credito al pubblico e la banca d’investimento siano nettamente separate sia per quanto riguarda la loro tipologia di attività sia per quanto riguarda i livelli di sorveglianza”.

Infine, come anticipato da Public Policy, M5s e Lega puntano, in materia di recupero forzato dei crediti da parte di banche e società finanziarie, “sopprimere qualunque norma che consenta di poter agire nei confronti dei cittadini debitori senza la preventiva autorizzazione dell’autorità giudiziaria” quindi patto marciano, pegno mobiliare non possessorio e decreto Mutui. (Public Policy) VIC