Gli ‘amici’ di Putin e la realtà che bussa // Nota politica

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – Il Governo russo è alla ricerca di sponde in Italia. Forse le sanzioni avviate nelle settimane scorse, all’inizio dell’invasione dell’Ucraina con morti e feriti, stanno iniziando a far male all’autocrate Vladimir Putin. Il quale fino a non molto fa aveva vari estimatori in Italia. Specie nella Lega e nel M5s.

Come dimenticare le sortite di Matteo Salvini, che in varie circostanze si è complimentato con Putin e si lamentato di non avere uno come lui in Italia; noi che dobbiamo sorbirci o Sergio Mattarella o Matteo Renzi, precisava. “Cedo due Mattarella in cambio di mezzo Putin!”. Era il 2015. Una frase così salvinianamente efficace da essere replicata in altri contesti. “Sostituirei Renzi con Putin domani mattina!”; “Se devo scegliere tra Putin e la Merkel… vi lascio la Merkel, mi tengo Putin!”. Ancora, nel 2017: “Secondo me Renzi non vale neanche un mignolo del presidente russo”.

Come dimenticare i viaggi in Russia di Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri. Nel 2016, da capogruppo M5s in III commissione, rivendicava garrulo “tre anni di politica estera libera”. E come erano questi “tre anni di politica estera libera”? “Rispetto alle scelte imposte da amicizie e trattati precostituiti, la nostra politica estera ha segnato un chiaro cambio di passo nella tutela degli interessi strategici nazionali e del popolo”, diceva Di Stefano. “Ho accolto l’invito di ‘Russia Unita’. Rappresenterò il M5s nei lavori congressuali del partito di maggioranza governativa in Russia che inizieranno oggi, domenica 26 giugno, e vedranno la presenza del presidente della Federazione russa Vladimir Putin”, diceva ancora Di Stefano. “Porterò tutto questo a Mosca. Un’altra politica estera per il nostro Paese è possibile. Una politica che considera la Russia un partner commerciale, economico, culturale e storico imprescindibile per il futuro dell’Europa e delI’Italia”.

Gli estimatori tuttavia non mancano nemmeno oggi. Così come non mancano i finti equidistanti e i “neneisti”. Quelli che dicono “né con la Nato né con la Russia”. Il risultato è che stanno direttamente con Putin, quando teorizzano la resa dell’Ucraina e del suo presidente Volodymyr Zelensky. Perché vanno capite le ragioni degli uni e quelle degli altri, dicono. Sono ospiti assidui di tv e giornali, anche se denunciano cacce alle streghe maccartiste a loro danni (si pensi a Donatella Di Cesare e Alessandro Orsini, che da giorni concionano su La7).

In Parlamento, poi, ci sono quelli che di fronte all’intervento a distanza di Zelenksy, in programma per domani alla Camera, vorrebbero dare parola anche a Putin. Come il deputato Nicola Grimaldi del M5s, che a Repubblica ha detto: “Bene Zelensky, ma bisogna sentire anche l’altra parte, per capire la situazione. Mi piacerebbe che parlasse alla Camera Putin”. Per par condicio, insomma. Come in un brutto talk show. Uno di quelli in cui prevalgono l’emotività. Poi però arriva la realtà.

Su altri fronti, la realtà ha iniziato a fare toc toc. E non da ora. Perché non tutto dipende dall’invasione della Russia in Ucraina. Prendiamo i dati del Pil. Secondo uno studio di Confcommercio datato 19 marzo, “a marzo, il Pil, stando alle nostre stime, ha consolidato la tendenza al rallentamento emersa nei mesi precedenti, con una riduzione dell’1,7% congiunturale. Nel confronto annuo la crescita si dovrebbe attestare all’1,3%, in brusco ridimensionamento rispetto ai periodi precedenti. Nella media del primo trimestre il PIL è stimato in calo del 2,4% congiunturale, dato che porterebbe ad una crescita su base annua del 3,3%”. Non si arresta la tendenza al rialzo dell’inflazione. “Secondo le nostre stime, a marzo la variazione dei prezzi al consumo dello 0,6% su febbraio dovrebbe portare ad un incremento, su base annua, del 6,1%. Se i prodotti energetici guidano la graduatoria degli aumenti, le tensioni si vanno ormai diffondendo a molti segmenti dei consumi, primo tra tutti l’alimentare”.

Naturalmente, nota Confcommercio, “è utile ricordare che i dati del mese non riflettono ancora i timori innescati dall’inizio della guerra in Ucraina. La tendenza al rallentamento dell’economia, su cui ha pesato nel primo bimestre del 2022 l’andamento della pandemia e la decisa accelerazione dell’inflazione a cui si sono aggiunti nelle ultime settimane i primi effetti della guerra in Ucraina, si è confermata anche a marzo”. I nostri problemi, insomma, non nascono e non finiscono in Ucraina. Purtroppo sono ben radicati in un Paese che ha bisogno di fare scelte giuste. (Public Policy)

@davidallegranti