Il caso Soumahoro e la selezione della classe dirigente

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – Il caso di Aboubakar Soumahoro è purtroppo illuminante ed è utile occuparsene perché politicamente interessante. Ci dice molto non sulla vicenda Soumahoro in quanto tale, che in fin dei conti è marginale rispetto al contesto sociale ed economico, ma sul tema, assai caro da queste parti, della selezione della classe dirigente. Figurine mediatiche candidate in Parlamento in virtù della loro presenza su giornali e in tv sono sempre esistite.

Anni fa ci fu l’operaio sfuggito al disastro della Thyssenkrupp (Antonio Boccuzzi, candidato da Walter Veltroni con il Pd), ma oggi c’è anche Ilaria Cucchi, eletta in Senato sempre con il centrosinistra. La differenza rispetto a prima è oggi che si spera che queste figurine mediatiche possano assumere un ruolo apicale, diventare non solo componenti marginali del circo ma leader. Segretari di partito, capi di coalizione.

Del caso Soumahoro, come spesso accade, non sono interessanti i risvolti giudiziari, ma quelli politici. Alla sinistra serviva una presunta leadership emergente, con una bella storia da raccontare e le referenze giuste (la copertina di un settimanale importante, un libro con la casa editrice appropriata). Adesso però che emergono quotidianamente dettagli non marginali sul caso Soumahoro, i primi a scaricarlo sono quelli che l’hanno candidato, cioè la sinistra di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. I quali, peraltro, sopratutto a quanto pare nel caso di Fratoianni, erano stati informati di alcune incongruenze fra il profilo pubblico di Soumahoro e quello che via via sta appunto emergendo in un’inchiesta non lo riguarda direttamente, ma riguarda le persone che gli stanno intorno.

Le risposte del deputato eletto con il centrosinistra sono insufficienti. La difesa pubblica, affidata al video in cui Soumahoro piange, pure. Ai partiti in crisi di credibilità non serviva un altro caso che certifica un fatto: l’antipolitica non è soltanto quella dei cinque stelle, che hanno portato i Carlo Sibilia e le Paola Taverna in Parlamento; l’antipolitica sta anche nei partiti e nei movimenti tradizionali, che usano il clamore mediatico per fare casting elettorale. Si cerca così di dare risposte alla insoddisfazione dell’elettorato, che altrimenti rischia di votare per un concorrente o persino di restare a casa. Nel tentativo di attrarre costantemente un elettorato deluso,  si fa finta di non vedere ciò che viene raccontato, che poi è quello che è accaduto a Elena Fattori, di Sinistra italiana, che da parlamentare aveva visitato la cooperativa Karibù gestita dalla suocera di Soumahoro. La cooperativa, ha detto Fattori al Corriere della Sera, “era sporca, fatiscente, c’era la muffa, mi dissero che la caldaia funzionava male. Ne ho viste tante di strutture ma quella è la peggiore, in mezzo al nulla com’era. Per questo segnalai la struttura anche al sottosegretario all’interno Gaetti”. Fattori ha detto di averne parlato con Fratoianni ma lui “non ha pensato che fosse un fatto rilevante. D’altronde Soumahoro aveva un grande peso mediatico. Era appena comparso su una copertina di un settimanale come futuro leader della sinistra. Nessuno è andato a vedere quali sono le sue proposte sul caporalato, sull’accoglienza pubblica, sulle cooperative. Lui per esempio è contrario alla legge 199 sul caporalato, io personalmente sono invece a favore”.

È significativo che chi ha costruito l’icona oggi lo abbatta, come ha notato Matteo Renzi: “C’è una certa filosofia di sinistra, la chiamerei radical-chic, che prima ha costruito il personaggio e poi lo ha mollato alla velocità della luce con un’ipocrisia e un atteggiamento farisaico che io giudico squallido”. Soumahoro alla fine potrebbe persino essere vittima di sé stesso; di un sistema che lo ha costruito e che ora lo tratta come un criminale da espungere dal sistema, dopo averlo idolatrato. Il punto di partenza è però la selezione di un’adeguata e preparata classe dirigente, nota ai vertici dei partiti che si fanno carico della loro elezione. Specie con una legge elettorale come questa, che permette alle segreterie di portare in parlamento quasi chi vogliono loro. (Public Policy)

@davidallegranti