Il Covid e la dinamica della polarizzazione

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di Pietro Monsurrò

ROMA (Public Policy) – “La polarizzazione ha successo perché funziona, e contrastarla è complicato: funziona perché esistono un tipo di psicologia e di epistemologia che la rendono efficace (e che vanno contrastate), mentre non ci sono incentivi a essere razionali e informati (cosa pressoché inevitabile nella politica di massa, a meno di non lavorare su piccoli gruppi)”.

Mentre scrivevo “Potere senza responsabilità”, gli argomenti polarizzanti erano Trump, la Brexit, l’euro, la globalizzazione, il cambiamento climatico. Le dinamiche e gli errori cognitivi sottostanti erano sempre gli stessi: scegliere a priori una squadra, cercare quante più conferme possibili ai propri pregiudizi, dileggiare o demonizzare l’avversario, negare qualunque argomento contrario alle proprie tesi ed esagerare la fondatezza degli argomenti a favore, trascurare le sfumature, dicotomizzare in modo manicheo. Il bisogno di credere era più importante del contenuto delle credenze stesse: l’importante era sentirsi dalla “parte giusta della Storia”. Non importava se si trattasse di prevedere improbabili benefici economici della Brexit, o poco meno improbabili disastri economici della stessa; di ammettere il disastro causato dall’eliminazione degli spread nell’Eurozona, o lodare le svalutazioni competitive e la monetizzazione del debito. I torti non erano equamente distribuiti, ma la mentalità da tifoseria calcistica, le esagerazioni, l’irragionevolezza erano dominanti in entrambe le squadre.

Oggi la polarizzazione riguarda il Covid, e per quanto una delle due squadre sia palesemente meno difendibile, i bias cognitivi sono rilevanti da entrambi i lati. Da un lato abbiamo i cospirazionisti che negano il Covid e l’efficacia dei vaccini, e reputano necessario condire con dosi abbondanti di irrazionalità, credulità, malafede e fallacie la convinzione – non infondata – che gran parte delle misure di contenimento della pandemia siano di dubbia efficacia, e i relativi poteri del Governo pericolosi. Dall’altro, abbiamo i millenaristi del Covid, sempre pronti a spacciare ogni minima variante per un’apocalisse a cui reagire con misure draconiane, disposti a difendere qualunque misura di contenimento indipendentemente dal buonsenso, credendoci indipendentemente dalla fondatezza. Ovviamente esistono infinite gradazioni tra i due estremi del “vaccino terapia genica” e dei difensori a spada tratta dei banchi a rotelle, ma è la polarizzazione, cioè la divisione in gruppi estremi e il rafforzamento delle posizioni più radicali, che interessa.

Da un lato abbiamo il rifiuto della realtà, perché troppo difficile da accettare: chi ha un cancro e crede che si possa curare con bicarbonato e limone, sta cercando un’alternativa magica che risolva – nella sua fantasia – problemi troppo tragici per essere concepiti. Chi afferma che il Covid sia un’influenza che non ha provocato molti morti in eccesso, chi nega l’efficacia dei vaccini, chi crede che il Covid si curi con le vitamine o gli sverminatori per cavalli, ha inventato una realtà virtuale in cui si illude di aver ragione, nonostante l’evidenza. Un approccio nevrotico di negazione della realtà, di spegnimento delle proprie facoltà intellettive superiori, e a volte di disonestà intellettuale.

Dall’altro abbiamo la risposta tipica dell’umanità alle situazioni di emergenza: stringersi a coorte, indebolire la propria individualità, avere fede nell’autorità, seguire il leader. Anche quando il leader multa gente che passeggia da sola nei boschi o in spiaggia; anche quando compra banchi a rotelle; anche quando disincentiva la distribuzione di mascherine con tetti ai prezzi; anche quando spende centinaia di milioni per disegnare fiorellini sugli stand vaccinali; anche quando afferma, senza alcun fondamento, che chi è vaccinato non può trasmettere il Covid. L’autorità deve aver ragione, perché l’alternativa è rimanere soli di fronte alla paura (fondata) provocata dall’emergenza: la razionalità è anti-patriottica, il pensiero critico un nemico pubblico.

Abbiamo un problema: una società sana deve isolare gli squilibrati (come i no vax), ma anche essere in grado di valutare razionalmente costi e benefici. E non può farlo se “credere, obbedire e combattere” è considerato un dovere morale da molti. Una delle tesi valide del liberalismo è che il potere tende ad essere abusato, e la fede nell’autorità facilita gli abusi facendo accettare acriticamente qualunque arbitrio ed esagerazione.

La polarizzazione si rafforza da sola. Più un gruppo dice una cosa, più l’altro dice il contrario. Ci si circonda di persone che dicono le stesse cose, indipendentemente dal fatto che siano vere o false, e ci si radicalizza in convincimenti privi di fondamento, perché costruiti in opposizione all’altro gruppo, e non sulla base dell’evidenza. Ogni cedimento è considerato una debolezza, il dubbio ragionevole un tradimento. In una società del genere è inevitabile che si sprechino risorse per banchi a rotelle e primule, si vietino con misure draconiane comportamenti innocui come passeggiate solitarie. È inevitabile perché si è scelto di chiudere un occhio – data l’urgenza dell’emergenza – e di credere aprioristicamente nella competenza e nell’onestà di chi è in posizione di comando.

Ogni decisione politica ha costi e benefici, e ormai, dato l’elevato livello di vaccinazione, i benefici di ulteriori restrizioni sono sempre minori, mentre i costi rimangono. E soprattutto bisogna evitare misure inutili – fatte soltanto per “fare qualcosa” – e accettare che gran parte delle decisioni di policy siano frutto di processi non razionali, efficienti e attenti equamente agli interessi di tutti. Di tutto si può e anzi si deve discutere, purché si evitino deliri come quelli dei no vax. L’insensatezza di pochi potrebbe non essere più pericolosa dell’arrendevolezza di molti? (Public Policy)

@pietrom79