Quindi l’Italia eviterà o no la procedura d’infrazione Ue?

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ROMA (Public Policy) – L’intesa di massima tra il Governo italiano e la Commissione europea per evitare al nostro Paese la procedura di infrazione per debito eccessivo sembra possibile. Permane, tuttavia, una certa prudenza da parte di Bruxelles: il nodo è il deficit strutturale, cioè quello calcolato al netto delle misure una tantum e del ciclo economico, e per evitare la procedura l’Italia dovrà migliorare il saldo di riferimento di uno o due decimali di Pil nel 2019 (mentre le previsioni Ue vedono un peggioramento proprio di due decimali).

Se l’Italia riuscirà a fornire argomenti convincenti in tal senso – pur non rispettando al 100% la raccomandazione che chiedeva un miglioramento dello 0,6% – i conti potranno essere considerati “sostanzialmente in linea” con il Patto di Stabilità, grazie al margine di tolleranza che è pari a mezzo punto di Pil. Oggi il Consiglio dei ministri – convocato per le 17 – dovrebbe approvare l’assestamento di bilancio, che deve mettere nero su bianco l’atteso miglioramento dei conti. La decisione (tecnica ma ovviamente anche politica) della Commissione Ue sul nostro Paese è attesa domani, mentre l’ultimo passaggio formale dovrebbe esserci nella due giorni Eurogruppo-Ecofin, in programma l’8 e il 9 luglio. “Stiamo adottando provvedimenti che ci portano sostanzialmente in linea, ci sono le basi per evitare la procedura di infrazione” ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, a margine del G20 di Osaka. “L’andamento delle finanze pubbliche sta andando meglio di quanto previsto. Siamo fiduciosi, con Moscovici ci parliamo continuamente e la trattativa con l’Europa non è più difficile che in passato’‘ ha aggiunto.

Ma anche se la strada adesso appare in discesa, gli ostacoli non mancano: servono 4 miliardi di euro di tagli strutturali per il 2019, e sarà importante vedere se e come l’Italia li individuerà, anche perchè finora nei “risparmi” ha incluso anche maggiori entrate una tantum. Misure che fanno sì scendere il deficit “nominale” (che dovrebbe calare al 2-2,1%), ma non toccano quello strutturale, autentico tasto dolente. Inoltre, Bruxelles vuole garanzie sulla prossima manovra, per capire come si intendano disinnescare le clausole Iva (operazione da 23 miliardi) ed evitare nuovi sforamenti. Ad ottobre ci sarà una nuova valutazione, e un aspetto non da poco è anche capire se nei prossimi giorni la procedura sarà effettivamente archiviata o solamente “congelata”.

“Non giochiamo con le parole: cosa significa rinviare a ottobre la procedura di infrazione? Se si evita è un risultato che il Governo porta a casa, cerchiamo di non essere sempre anti italiani” ha detto oggi – un po’ piccato – il premier Conte rispondendo ai cronisti durante il G20. Se parlare di “rinvio significa che la manovra sarà sottoposta alla valutazione della Commissione, questo è nelle cose. Se si porta a casa un risultato, lo si fa e basta” , precisando che “noi rispettiamo le regole ma puntiamo a cambiarle. Serve bilanciare la stabilità e la crescita”. Ma i ‘rigoristi’ Ue non mollano: “Finora non ho visto niente che indichi la possibilità che l’Italia sfugga alla procedura di infrazione” ha detto il premier olandese Mark Rutte. “L’Italia – ha rincarato – semplicemente non sta facendo sacrifici, ha una crescita ancora troppo debole e un deficit troppo alto”.

E su tutto – ovviamente – pesa anche l’incognita flat tax, nodo politico ancora tutto da risolvere. (Public Policy) PAM-GAV