La settimana di fisco&finanze. Aperto dossier quote rosa in cda

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ROMA (Public Policy) – Con la pausa estiva alle porte per i lavori parlamentari, il principale dossier che rimane aperto questa settimana sul fronte fiscale e finanziario è quello della parità di accesso tra i generi agli organi delle società quotate, all’esame della commissione Finanze del Senato domani mattina. Proprio a Palazzo Madama si apre una settimana ad alta tensione per il Governo. Passato indenne il voto di fiducia sul dl Sicurezza bis, arriva ora il nodo delle mozioni relative alla linea Tav.

DAL PARLAMENTO: DDL QUOTE ROSA CDA, DL SALVA CONTI E ANTIRICICLAGGIO La commissione Finanze al Senato era convocata domani alle 8.30 per proseguire i lavori sul ddl Quote rosa cda per la parità di accesso tra i generi agli organi delle società quotate (l’esame continua adottando come testo base il disegno Lega a firma di Cinzia Bonfrisco, anche se sullo stesso tema era stato depositato un testo con effetti identici a prima firma della senatrice FI Donatella Conzatti, e sottoscritto da tutti gli altri gruppi di minoranza), ma è stata sconvocata. Relatore è Emiliano Fenu (M5s).

Dalla stessa senatrice Conzatti sono arrivate delle proposte di modifica che dovrebbero vedere sostanzialmente d’accordo la commissione, tra cui quelle che puntano a fare in modo che il genere meno rappresentato debba ottenere almeno due quinti degli amministratori eletti (e non più solo un terzo) – portandolo quindi da circa il 30% al 40% – e anche per i collegi sindacali e nelle società a partecipazione pubblica per le designazioni o nomine effettuate in corso d’anno con riguardo alla scelta degli amministratori. Il testo base del ddl punta infatti a modificare il Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (dlgs 58/1998), estendendo a sei mandati (dai tre previsti attualmente) il periodo in cui si applica il riparto degli amministratori da eleggere secondo il principio – introdotto dalla legge Golfo-Mosca del 2011 – per il quale il genere meno rappresentato deve ottenere almeno un terzo degli amministratori eletti. Rimane da sciogliere il nodo relativo alla possibilità di rendere strutturale e permanente (anziché realizzare solo una estensione dei mandati) la quota del genere meno rappresentato tra gli amministratori eletti, possibilità sulla quale insiste il senatore Primo Di Nicola (M5s), che ha presentato un emendamento volto a conseguire questo effetto. Sul punto, però, sembra non esserci appoggio in maggioranza, alla luce del fatto che il contenuto del ddl, viene riferito, è pensato per agire come stimolo per un cambiamento culturale e non per realizzare un’imposizione ex lege di un processo che va invece accompagnato in vista di una stabilizzazione. Per Di Nicola è invece necessaria un norma utile a evitare che in seguito ai mandati previsti, col venir meno del vincolo, si ritorni alla situazione precedente di una minor presenza di donne tra gli amministratori.

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GIL