L’esperimento Draghi ha ‘moderato’ i partiti. I rischi sul tavolo

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di Lorenzo Castellani

ROMA (Public Policy) – Le ultime settimane sono state caratterizzate dalla crisi politica interna al Partito democratico. Il segretario Nicola Zingaretti, dopo aver puntato tutto sul Governo Conte 2 e sull’alleanza con il Movimento 5 stelle, si è dimesso pochi giorni dopo l’insediamento di Mario Draghi a Palazzo Chigi. Per Zingaretti, il Governo guidato dall’ex presidente della Bce è il segno di una sconfitta politica: la maggioranza formata dal centrosinistra e dal Movimento 5 stelle, che aveva il Pd come perno, non è riuscita a sopravvivere alle difficoltà imposte dalla pandemia e alla necessità di realizzare riforme strutturali per attuare il PNRR. Il ritorno in maggioranza di Lega e Forza Italia, oltre alla rottura della vecchia alleanza da parte di Matteo Renzi, hanno determinato il fallimento della segreteria di Zingaretti.

Come a destra, anche a sinistra è iniziato un processo di convergenza verso il centro indotto da Draghi. Il successore di Zingaretti, in attesa di comprendere se sarà il frontman elettorale o soltanto un traghettatore, è l’ex presidente Enrico Letta. Letta è una figura che si incastra perfettamente nel nuovo scenario: centrista, cattolica, con solidi legami internazionali ed europei, ha guidato un Governo di larghe intese nel 2013-2014. È il profilo migliore per guidare il Pd nell’era della Pax draghiana e di una collaborazione trasversale tra forze politiche. Il suo discorso inaugurale però è stato tutto rivolto all’interno del partito e verso l’elettorato del centrosinistra. Manca per ora un programma strategico per catturare il consenso nel campo avversario, questione fondamentale considerato che nei sondaggi la coalizione del centrosinistra è indietro anche se vi si include il Movimento 5 stelle.

La maggioranza oggi ha due lati: quello sinistro, dove i 5 stelle hanno subito una scissione e il Pd è nel corso di una crisi, e quello destro, dove invece sia Forza Italia che la Lega sembrano al momento essere solide. Tutto ciò baricentra l’Esecutivo, senza sbilanciamenti a favore della vecchia maggioranza Pd-5 stelle. Un vantaggio soprattutto per la Lega, che potrà far valere il proprio peso politico soprattutto sul piano delle misure economiche.

Ad ogni modo, ogni partito è stato moderato dall’esperimento Draghi: il Movimento 5 stelle vede ancora alla sua testa Di Maio e Conte, due politici che hanno dato prova della loro capacità di mediazione e adattabilità; il Pd con Letta abbandona le pulsioni più socialiste e muove verso il centro; Berlusconi è oramai da anni un politico prudente e centrista; la Lega è normalizzata dalla partecipazione al Governo di unità nazionale e dalla leadership ombra di Giorgetti. Dopo la breve era del nazional-populismo, siamo entrati nella fase della grande moderazione che sopravviverà fino a quando la pandemia non sarà alle spalle o cambierà lo scenario economico di nuovo.

RISCHI

A) L’eterna conflittualità nei partiti. In questa fase Pd e Movimento 5 stelle stanno attraversando un momento di resa dei conti interna. Avere dei partiti implicati in una sorta di “congresso permanente” potrebbe diventare un problema per il Governo Draghi. Più le fazioni sono contrapposte e maggiori sono gli attriti e le spinte corporative rispetto al programma. Si potrebbe obiettare che con partiti e leader deboli l’Esecutivo dovrebbe essere più forte, ma il Governo poggia sui partiti e il loro sfaldamento non è un vantaggio per nessuno.

B) La vaccinazione a macchia di leopardo. Il Governo deve affrontare due nodi: la spinta delle corporazioni professionali per essere vaccinate prima di altre e, soprattutto, il coordinamento con le Regioni. Queste ultime hanno infatti autonomia nel decidere le policy di vaccinazione. Un tentativo di centralizzazione e coordinamento è necessario ma non semplice. Il rischio è che ci siano politiche disomogenee nel piano di vaccinazione tra una Regione e l’altra.

C) L’insofferenza al lockdown. Fino a che la vaccinazione non fa un salto in avanti, il Governo è costretto a continuare con i lockdown. Una situazione dura per gran parte della popolazione, dopo oltre un anno di restrizione. La protesta politica potrebbe montare se entro pochi mesi il Governo Draghi non trovasse una via per riaprire. (Public Policy)

@LorenzoCast89

(foto: cc Palazzo Chigi)