M5s alla resa dei conti (o del Conte)?

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – Il M5S alla resa dei conti o persino alla resa del Conte? Così parrebbe, dopo l’infuocato duello fra Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Di Maio non crede alle teorie di Conte sul voto delle amministrative e attacca: “È normale che l’elettorato sia disorientato ma alle elezioni amministrative non siamo andati mai così male. Non si può risolvere l’analisi del voto facendo risalire i problemi all’elezione del presidente della Repubblica”.

Altolà anche su come si sta in maggioranza: “Non credo si possa stare nel governo e poi un giorno sì e uno no, per imitare Salvini, attaccare il governo”. Infine l’attacco sullo scarso tasso di democraticità: “Credo che M5S debba fare un grande sforzo nella direzione della democrazia interna: nel nuovo corso servirebbe più inclusività, anche a soggetti esterni. lo dico a voi [giornalisti] perché non esiste un altro posto dove poterlo dire”. Pronta la replica del presidente del M5s: “Di Maio sostiene che non ci sia un luogo dove consultarsi? Il mio telefono non è mai squillato. Di Maio era nel comitato di garanzia e si è dimesso, da oggi il Consiglio|nazionale arriverà a 22 componenti. Quando era lui il leader, c’era un solo organo politico, il capo politico. Che faccia lezioni di democrazia interna fa sorridere”.

E ancora: “Ho sentito dire che la posizione del M5s è antiatlantista e mette in difficoltà il governo, sono stupidaggini. Significa offendere un’intera comunità. Non abbiamo mai messo in discussione nostra vocazione europeista e atlantica”. Siamo, a prescindere da Conte e Di Maio, arrivati al dunque. Un movimento nato antisistema, cresciuto fino a conquistare il Palazzo e a governare per tre volte di fila (di cui due in parziale coabitazione, con la solita maggioranza schiacciante nata dal 2018) può funzionare solo se esiste all’opposizione.

Non c’è possibilità di pars costruens per i partiti che vogliono disarticolare il sistema, pena la progressiva e costante istituzionalizzazione, destinata ad allontanare consenso da quel partito. I risultati calanti del M5s non devono sorprendere. È una questione di coerenza: chi ha votato il M5s fin dall’inizio cercava la rottamazione del sistema politico-istituzionale. Non esserci riusciti produce quello che vediamo, e cioè che altri imprenditori della rabbia sono pronti a prendere il posto del M5s. (Public Policy)

@davidallegranti