La maggioranza vuole modificare la proposta sul referendum

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ROMA (Public Policy) – Non ci sarà un “organo terzo” ad esaminare la “natura” della modifiche che le Camere apporteranno alla future proposte di iniziativa popolare, ma sarà la Corte costituzionale a valutare se i ritocchi sono da considerare sostanziali o meno e, dunque, se dovrà essere indetto il referendum sul testo. La Consulta si occuperà anche della verifica delle coperture finanziarie e nel caso in cui il testo non venga esaminato dalle Camere entro 18 mesi, i promotori avranno altro tempo per poter riformulare le coperture che col tempo siano venute meno.

Queste le novità contenute in un emendamento firmato da Ugo Grassi (M5s) e Luigi Augussori (Lega), relatori al Senato della proposta di legge costituzionale che introduce il referendum propositivo. La proposta è stata depositata nelle commissioni Affari costituzionali al Senato, dove il provvedimento è in esame.

Innanzitutto, la proposta dei due senatori di maggioranza elimina una dicitura controversa e molto dibattuta durante il passaggio a Montecitorio, ovvero “modifiche non meramente formali”. Il testo, al momento, prevede infatti che la pdl popolare esaminatadal Parlamento non venga posta a referendum solo nel caso in cui deputati e senatori abbiamo portato solo ritocchi formali.

L’emendamento prevede poi che quando le Camere approvano la proposta di legge “con modifiche”, la respingono o non la esamino entro i 18 mesi previsti la Corte costituzionale “dichiara” che non si procede a referendum solo in questi casi: “Se le modifiche introdotte dalle Camere sono di natura formale o di coordinamento” o “se l’idoneità dei mezzi per far fronte ai nuovi oneri già accertata nel giudizio di cui al comma precedente sia venuta meno”. Nel caso di cui si verifichi questo secondo caso “la Corte costituzionale sospende il giudizio e assegna ai promotori un termine per riformulare le coperture finanziarie”.

Rimane il vaglio preventivo della Consulta dopo la raccolta di 200mila firme (per la presentazione alle Camere ce ne vogliono 500mila).

In commissione i due relatori hanno presentato anche un secondo emendamento. In particolare, viene ritoccato il contenuto della futura legge di attuazione, prevista dall’articolo 71 della Carta che il ddl riscrive.  (Public Policy)
 SOR