Manovra e decreto Fiscale non cambieranno più: i contenuti

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ROMA (Public Policy) – Via libera con 166 sì, 128 no e nessun astenuto: questi i numeri con cui ieri l’aula del Senato ha approvato, con voto di fiducia, la manovra, a distanza di due mesi dal varo in Consiglio dei ministri. A guastare un po’ il clima nella maggioranza ci hanno però pensato alcuni mal di pancia in casa 5 stelle, con Gianluigi Paragone che vota no e quattro assenti: Lello Ciampolillo, Michele Giarrusso, Cataldo Mininno e Primo Di Nicola.

Durante il passaggio finale gli animi si sono un po’ agitati quando la presidente Elisabetta Casellati ha dichiarato inammissibile una norma – introdotta da un emendamento M5s – per legalizzare la cannabis leggera: la seconda carica dello Stato, applaudita dal centrodestra e contestata da Governo e maggioranza, ha motivato lo stop come “scelta tecnica”. Ma sono circa 70 le norme che vengono cambiate all’ultimo per mancanza di coperture o errori di forma: è saltato il rinvio da luglio 2020 a gennaio 2022 della fine del mercato tutelato per l’energia, così come la sospensione del reddito di cittadinanza in caso di lavori brevi e l’estensione ai pediatri dei fondi per avere macchinari per gli esami in studio.

Ricapitolando le misure principali, la legge di Bilancio sterilizza completamente le clausole di salvaguardia Iva per il 2020 (operazione da 23 miliardi), viene introdotta una Plastic tax per i prodotti monouso a partire da luglio 2020 (con prelievo di 45 centesimi al chilo) e una Sugar tax per le bevande zucherate (da ottobre 2020), mentre per l’anno prossimo è stata azzerata la stretta sulle auto aziendali. Coperture che si trovano anche con nuove accise sui carburanti: l’incremento è pari a 303 milioni nel 2021, 651 milioni nel 2022 e 132 milioni nel 2023, con una clausola di salvaguardia che, se non sarà disinnescata, porterà ad aumenti delle accise sulla benzina da 1,221 miliardi nel 2021, 1,683 miliardi nel 2022 e 1,954 miliardi nel 2023.In manovra ci sono anche il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti, con una dotazione di 3 miliardi per il 2020 e di 5 a decorrere dal 2021, e misure premiali per favorire i pagamenti elettronici: il Governo punta ad incentivare l’uso di bancomat e carte di credito attraverso un rimborso, con uno stanziamento di tre miliardi di euro per gli anni 2021 e 2022. Altra priorità dichiarata è il sostegno alla famiglia, e la manovra prevede di istituire il “Fondo assegno universale e servizi alla famiglia”, con una dotazione pari a 1.044 milioni di euro per il 2021 e a 1.244 milioni a decorrere dal 2022; risorse destinate ad interventi di sostegno, nonché alla sistematizzazione delle politiche esistenti.

Tra i tagli alla Pa, da segnalare il definanziamento causa spending review della presidenza del Consiglio e dei ministeri: 977 milioni di euro per il 2020, 967 per il 2021 e 953 milioni a decorrere dal 2022.C’è poi il “pacchetto sanità”, con l’incremento delle risorse per gli interventi di edilizia sanitaria e di ammodernamento tecnologico (valore: 2 miliardi) e l’abolizione del superticket dal 1° settembre 2020. Infine, un capitolo riguarda anche gli enti locali: è previsto infatti uno stanziamento che ammonta a 9,1 miliardi di euro, per gli anni dal 2021 al 2034, che si tradurrà in contributi ai Comuni per investimenti in progetti di rigenerazione urbana. Nella tarda serata di ieri il Cdm ha dato via libera alla nota di aggiornamento al bilancio di previsione dello Stato, che è stata poi anch’essa approvata dall’aula del Senato. L’ultimo passaggio per l’approvazione definitiva dovrebbe essere quello di Montecitorio, e si prevede un iter “blindato”: per la manovra sembra quindi probabile il ricorso a due sole letture, con quella alla Camera di “ratifica” e senza poter apportare modifiche al testo approvato a Palazzo Madama. Sono però ancora incerti i tempi: la capigruppo di Montecitorio, in attesa del via libera nell’altro ramo del Parlamento, non ha ancora preso decisioni riguardo all’approdo in aula, ma una nuova riunione è prevista oggi a partire dalle 10.

Collegato alla manovra c’è il dl Fisco (qui i contenuti principali), che approda stamattina (dalle 9,30) nell’aula del Senato per la sua seconda lettura. Il testo arriverà senza il mandato al relatore. La commissione Finanze del Senato non ha infatti esaminato gli emendamenti presentati, e quindi porterà il decreto in aula senza, di fatto, averlo trattato. Tuttavia, anche per motivi di tempo, era ampiamente previsto che il decreto al Senato non sarebbe stato modificato. L’ok è atteso in giornata con il voto di fiducia: la discussione generale sulla fiducia inizierà alle 14, poi ci saranno le dichiarazioni di voto, e intorno alle 17 la prima chiama. (Public Policy) PAM