Manovra e taglio delle tasse: il punto sulla legge di Bilancio

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ROMA (Public Policy) – Mercoledì scorso la Manovra è stata incardinata nella commissione Bilancio di Palazzo Madama. Lunedì alle 17 è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti (950 dal solo M5s) da parte dei gruppi parlamentari (per approfondire le proposte di modifica: leggi il notiziario in abbonamento). Sulla legge di Bilancio 2022 non sono mancate le tensioni all’interno della maggioranza, a cominciare dalla scelta dei relatori. La scorsa settimana, dopo una serie di incontri e riunioni che non hanno portato a molto, sono stati nominati il presidente della commissione Daniele Pesco (M5s) e i due vicepresidenti Erica Rivolta (Lega) e Vasco Errani (Leu).

La decisione sui relatori ha spinto Forza Italia ad abbandonare i lavori della commissione. Dario Damiani, capogruppo del partito nella commissione Bilancio, ha definito sgradita la “soluzione istituzionale” adottata. Il senatore ha quindi auspicato un chiarimento, ritenuto “doveroso”. “Sapevamo che non tutti potevano essere soddisfatti della scelta”, ha spiegato il presidente della commissione Bilancio al Senato a margine della seduta di incardinamento della Manovra. Pesco ha poi assicurato che ci sarà un “coinvolgimento di tutti i gruppi parlamentari” e il “coordinamento e la vigilanza sulla legge di Bilancio”, attraverso riunioni “quasi quotidiane” tra relatori, rappresentanti del Governo e capigruppo in commissione.

Sciolto, intanto, il nodo fisco. Governo e maggioranza, infatti, hanno raggiunto un accordo per come impiegare gli 8 miliardi di euro stanziati in Manovra per ridurre la pressione fiscale. Circa 7 serviranno per tagliare l’Irpef, mentre uno per sforbiciare l’Irap.

Lo schema sul quale è stata raggiunta l’intesa prevede la riduzione delle aliquote, che scenderanno da cinque a quattro, con la rimodulazione di scaglioni, detrazioni e no tax area: la fascia di reddito fino a 15.000 resterà al 23%, l’aliquota del 27%, per lo scaglione da 15.000 a 28.000, scenderà al 25%, e spariranno quelle del 38 e del 41% che saranno unificate nel 35% per la fascia da 28.000 a 50.000. Oltre i 50.000 si passerà direttamente al 43%. Sull’impianto dell’accordo critici i sindacati (e Confindustria, ma per il motivo opposto) che avrebbero voluto vedere tutte le risorse impegnate sulla riduzione dell’Irpef.

Sul tema, il presidente del Consiglio Mario Draghi – accompagnato dal ministro dell’Economia Daniele Franco e dal ministro per i Rapporti col Parlamento Federico D’Incà – sta incontrando in queste ore i capigruppo parlamentari e capi delegazione della maggioranza. L’obiettivo è proprio quello di tracciare un percorso condiviso ‘sminando’ il terreno da possibili agguati e difficoltà in Parlamento. Il primo confronto si è avuto lunedì con il Movimento 5 stelle. Martedì toccherà a Lega (ore 12), FI (15.30) e Pd (17.30). Mercoledì invece sarà la volta delle Autonomie e poi di Coraggio Italia alle 12, Italia viva alle 15.30 e Leu alle 17.30. (Public Policy) FRA